Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/05/2026
Visitatore n. 753.988



Data: 04/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Visco-Finanza che pasticcio di Maurizio De Luca

La domanda centrale e drammatica oggi è: quanto spazio c'è ancora per poter mantenere davvero aperto almeno uno spiraglio alla speranza di poter vivere in un paese serio, responsabile, giusto, severo, libero, equilibrato, che sappia guidare il proprio presente e sappia contemporaneamente dar fondamenta al proprio futuro. Oggi, soprattutto dopo la vicenda Visco-guardia di finanza, dopo i disastrosi (per il centrosinistra) risultati elettorali delle ultime amministrative, dopo i vertici di maggioranza e le rabbie d'una opposizione che non fa programmi ma che sa soprattutto urlare enfaticamente, mentre in larga parte del paese monta la rabbia diffusa contro le spese della politica, i privilegi degli uomini pubblici, mentre il partito democratico stenta a nascere e contemporaneamente Margherita e diessini sono, come centri di iniziativa politica, già abbondantemente spenti, è faticoso capire in quale mai parte del territorio nazionale siano le radici della speranza.
Nonostante questo è indispensabile continuare a sperare. Chi ha mai dimenticato che Berlusconi e la sua casa sono stati sconfitti alle ultime elezioni politiche d'un soffio soprattutto perchè per mesi hanno mostrato all'intero paese di non saper fare il faticoso mestiere di governare? Lo ricordino bene e sempre i capi e capetti, spesso uggiosi e logorroici, dello sfaldato centrosinistra. Anche loro, tutti, rischiano di essere mandati a casa per essere apparsi finora proprio inadatti a svolgere con preparazione adeguata la funzione di governanti. Allora, trasformino rapidamente le lezioni ricevute in questo primo insoddisfacente anno di governo Prodi in altrettanti buoni propositi per il futuro. Comprendano rapidamente, per esempio, che il compromesso politico raggiunto per svincolarsi dalla stretta del conflitto fin troppo rumoroso tra il viceministro alle finanze Vincenzo Visco e il comandante generale della guardia di finanza Speciale (il militare rimosso dal consiglio dei ministri e il politico che è costretto a rinunciare alla sua competenza sulla forza militare che si occupa anche di lotta all'evasione) può aver convinto gli ulivisti dissidenti come Antonio Di Pietro a ritirare ordini del giorno capaci di uccidere il governo in Senato, ma non può essere accettato positivamente dai cittadini, dall'opinione pubblica. Tutt'altro. E' un pasticcio, abbastanza incomprensibile. Chi ha sbagliato, secondo il governo? Il generale? Perché davvero è stato rimosso? Nessuno lo ha detto con chiarezza. Ed era davvero legittimo il tentativo di Visco denunciato dal generale un anno fa per cercare di spostare quattro ufficiali della finanza? Visco nega il tentativo per altro non riuscito e ottiene riconoscimenti diffusi di onestà. Allora, perché mai rinuncia a occuparsi seppur temporaneamente di guardia di finanza? Che il governo chiarisca, rapidamente, attribuendo colpe e meriti con esattezza e mettendoci tutti nella condizione di capire bene e, se del caso, condividere. Le decisioni non spiegate, non chiare, non risolvono niente, ma aprono anzi ulteriori conflitti profondi: la casta militare contro i politici, i politici, o almeno un parte, che diffida dei militari, e così via. C'è forse una richiesta da fare direttamente a Prodi: da ora in poi, parlando con noi cittadini, non usi più solo aggettivi rassicuranti. Dica soltanto sostantivi impegnativi, che rappresentino impegni concreti. Per continuare a sperare, così come pretendiamo di riuscire a fare, abbiamo bisogno di fatti. Senza più sorrisi o bofonchiamenti. Fatti, decisioni, atti. Il tempo delle promesse è scaduto. Non cerchino i governanti di cavarsela autoattribuendosi giudizi positivi: i giudizi spettano solo a noi cittadini. A loro competono scelte precise, comprensibili e giuste. Buon lavoro e alla svelta.
Maurizio De Luca

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it