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Pescara, 15/05/2026
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Data: 06/06/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni e Dpef, sale la tensione. I sindacati: confronto subito o si rischia lo scalone. Braccio di ferro sul "tesoretto. Epifani: ci sono solo due settimane per la trattativa

ROMA Il traguardo per la riforma delle pensioni era stato posto alla fine di marzo; poi lo spostamento alla fine di questo mese; forse la partita sarà rinviata al prossimo autunno. Al varo della Finanziaria, tanto per intenderci. Ammesso che non avvengano terremoti a livello di governo. I sindacati, pur ostentando una serafica tranquillità («Noi una proposta unitaria l'abbiamo e l'abbiamo messa nero su bianco») temono che la riforma della previdenza possa perdersi nelle brume dei desideri. E che magari resti lo "scalone" della Maroni che in una notte, quella del 31 dicembre prossimo, farebbe scattare l'età pensionabile alla soglia dei 60 anni.
In queste giornate convulse va avanti il lavoro di preparazione del Documento di programmazione economica e finanziaria. Ieri il ministro dell'Economia, in compagnia del sottosegretario Sartor, si è consultato a Palazzo Chigi con Prodi. Il punto più delicato è naturalmente la quantificazione dell'extra-gettito fiscale da destinare alle misure in favore dei ceti deboli e delle imprese che innovano. La scadenza decisiva è quella di fine mese, quando saranno noti i dati dell'autotassazione.(il termine per i versamenti è fisatto al 18, servono poi alcuni giorni per l'elaborazione dei dati da parte delle banche). Lunedì sera, a Lussemburgo, Padoa-Schioppa ha ribadito di volersi attenere, per il momento, alle grandezze fissate a marzo, e quindi ai 2,5 miliardi spendibili su circa 10 di maggiori entrate fiscali. In realtà all'interno dello stesso dicastero circolano valutazioni piuttosto rosee sull'entità del possibile "tesoretto". Anche superiori rispetto alla stima del seottosegretario Grandi: l'importo netto potrebbe arrivare a 7-8 miliardi. Il ministro però vuole mantenere una linea di assoluta prudenza, anche di fronte alle possibili pressioni della maggioranza.
In materia di previdenza, le richieste (o i paletti, fate voi) avanzate dalle confederazioni sono note e ieri sono state sostanzialmente ribadite e sintetizzate dal numero due della Cisl, Pier Paolo Baretta: 1) superamento dello "scalone"; 2) innalzamento delle pensioni più basse; 3) rinvio della correzione dei coefficienti. «Il governo - ha sollecitato Epifani - abbia l'accortezza e la giusta sensibilità di aprire subito il confronto. Dobbiamo avere almeno due settimane di tempo, altrimenti sarebbe una finta trattativa che non porterebbe a nulla di buono». Il numero uno della Uil, Lugi Angeletti, teme invece che «lo show down avverrà con la Finanziaria». «Certo - ha aggiunto - era preferibile intervenire subito. Ribadisco che lo "scalone" va eliminato e gli "scalini" hanno la stessa logica dello "scalone"». «Quel che è certo - ha tagliato corto Renata Polverini, leader dell'Ugl - è che i lavoratori non ne posono più di idee più o meno credibili buone solo a confondere le idee. Se il governo vuole davvero chiudere la partita entro giugno, ci convochi subito». E il governo ci proverà, parola di Cesare Damiano: «Faremo del tutto per chiudere entro il mese, sarebbe conveniente per le parti sociali non accavallare la discussione della concertazione con quella del Dpef». E comunque si dovranno fare i conti con 150 parlamentari dei Verdi, Rifondazione, Pdci e sinistra ds, che domani si riuniranno per mettere a punto un "patto d'azione" su previdenza e mercato del lavoro da presentare a Prodi. Tra le richieste quella della totale abolizione dello "scalone".



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