Martedì 12 giugno, nelle principali città italiane, scende in piazza "il popolo della quarta settimana". Ossia quella fetta di popolazione che, legata ai giovani precari in una sorta di ponte intergenerazionale sotto il segno della povertà, ha il problema degli ultimi 7 giorni del mese: costretta a dosare spese e consumi, a rinunciare alla verdura fresca, a tenere al minimo il riscaldamento. Sono i pensionati, categoria più sensibile alla qualità delle politiche sociali, ai rincari tariffari, all'incremento del carovita da cui non possono difendersi. Ed è anche l'esercito degli "incapienti" che non può aspettarsi nulla da una eventuale riduzione delle tasse, perché sono talmente poveri che le tasse non le pagano, e sono invece particolarmente esposti a tutti quei fattori la cui entità è condizionata dallo stato delle casse pubbliche.
Sono previsti cortei in moltissime città italiane, dalla Sicilia al Veneto, da Napoli a Bologna. Una ideale manifestazione collettiva in cui gli anziani si rivolgono direttamente al governo, al centrosinistra, per chiedere l'aumento delle pensioni contributive più basse e la rivalutazione di tutte le pensioni (il cui valore ha perso il 30% in 10 anni). Scendono in piazza anche per chiedere subito la legge sulla non autosufficienza perché - come si legge nel volantino di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uil Pensionati - "le famiglie vanno sostenute nei fatti e non con le parole". Infine, alla base della protesta c'è anche il no all'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, in quanto soggetti fragili del mercato del lavoro e sulle cui spalle ricade gran parte del lavoro di cura che deve essere finalmente riconosciuto. Ma i pensionati chiedono anche un aggancio automatico all'andamento del costo della vita per le pensioni fino a 2.000 euro, affinché non siano continuamente depauperate a causa del crollo del potere d'acquisto che viaggia al ritmo di oltre un 3% l'anno.
La situazione drammatica di un'intera fetta di cittadini italiani è avvalorata dai più recenti dati Istat, secondo i quali il 31% dei pensionati percepisce un importo compreso tra 500 e 1.000 euro, il 24% meno di 500 euro, il 23% un importo compreso tra 1.000 e 1.500 euro, il restante 22% supera i 1.500 euro mensili. Sempre secondo i dati Istat nelle regioni settentrionali si concentra la maggior parte delle prestazioni previdenziali (48% del totale) e della spesa erogata (51%); nel Mezzogiorno le pensioni erogate sono il 31%, la spesa il 27%. In Italia nel 2004 piu' di 11.800.000 famiglie hanno percepito uno o piu' redditi da pensione. Quelle in cui la pensione rappresenta l'unica fonte di reddito sono quasi 2.700.000 famiglie. Nel Mezzogiorno e' piu' alta la percentuale di famiglie che possono contare sulla pensione come unica fonte di reddito (27,5% contro il 21,2% del Nord e il 19,4% del centro). Per 21 mila famiglie la pensione sociale rappresenta l'unica fonte di reddito familiare.