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Data: 11/03/2015
Testata giornalistica: Il Centro
Salvatore accusa Di Primio «Tu sapevi di D’Agostino». Davanti al giudice di pace lo show del consigliere del Pd imputato di ingiuria. Si difende e lancia un siluro contro il sindaco che è pronto a una seconda querela

CHIETI «Io ero a conoscenza che il sindaco sapeva», tuona il consigliere comunale del Pd, Gabriele Salvatore, davanti al giudice di pace, Clementina Settevendemie. Che cosa sapeva Umberto Di Primio? Che l’ex assessore, Ivo D’Agostino, faceva avances alle donne che si presentavano in Comune per avere la casa popolare. Salvatore si difende così. Certe parole sono siluri in campagna elettorale. Il consigliere è imputato d’ingiuria perché, il 7 agosto 2013, dopo l’arresto di D’Agostino, apostrofò il sindaco in consiglio comunale con la frase: «Tanto prima o poi succederà qualcosa pure a te». Di Primio lo ha querelato ed ora non fa sconti. Quando ieri il giudice ha tentato una riconciliazione tra i due, il sindaco ha tagliato corto con un laconico: «Non c’è nessun margine». Così a Salvatore è rimasta una sola via per uscirne indenne, quella di dimostrare che Di Primio, prima dello scandalo, sapesse del caso D’Agostino ma non lo ha denunciato in qualità di pubblico ufficiale. Il terreno sotto i piedi del consigliere del Pd diventa però minato. Lo è dal punto di vista politico perché una sua condanna diventerebbe una iattura per il Pd alle prossime elezione e uno spot per il sindaco ricandidato. Vale naturalmente anche il contrario. E questo spiega perché un “processetto” dal giudice di pace attrae più di una Corte d’Assise. Ma il terreno è minato anche dal punto di vista penale dopo che il giudice ieri ha negato al difensore, Massimo Cirulli, di far entrare nella causa parallela i verbali scottanti della deposizione di Di Primio davanti agli investigatori della Mobile sull’incontro avuto con una delle sette donne vittime di D’Agostino che gli svelò le avances di quest’ultimo. Ma c’è anche un’altra mina sotto i piedi di Salvatore perché il sindaco potrebbe sporgere una nuova querela, questa volta non per ingiuria ma per calunnia, se l’avversario politico superasse o avesse superato un limite invalicabile accusandolo esplicitamente d’omessa denuncia. Ma il consigliere del Pd fa l’avvocato, come Di Primio, e pur parlando con veemenza si è mosso bene tra bicchieri di cristallo senza romperne neppure uno. In sintesi, si è tutelato dietro un cauto: «La mia era solo un critica politica». Non un’accusa che poteva far finire sott’inchiesta il sindaco. Ma ieri Salvatore, fatta la premessa sulla critica politica, ha anche detto: «Noi consiglieri comunali sapevamo che giravano voci sull’assessore D’Agostino...», spingendo così Di Primio a commentare a fine udienza: «Allora perché la denuncia non l’hanno fatta loro?». Dei testimoni, previsti all’inizio del processo, ne è sfilato solo uno: Marcello Michetti, presidente del consiglio comunale, chiamato a riferire di quella frase incriminata. Michetti non ha deposto a favore della difesa visto che ha definito l’intervento in consiglio di Salvatore “fuori tema” e di averlo perciò stoppato tre volte perché quel giorno, in aula, si parlava solo del nuovo cimitero allo Scalo e non dell’arresto dell’ex assessore per violenza sessuale e concussione. Che era sicuramente il fatto più attuale. Ieri, dal giudice di pace, ancora una volta, c’era Elvea Pesce, una delle sette vittime di D’Agostino, che si è indignata ed è uscita stizzita dopo aver sentito Michetti. Subito dopo, l’avvocato Cirulli, ha però segnato un punto a favore della difesa facendo ammettere al teste si essere esponente della maggioranza vicino al sindaco. Ma per l’imputato, il processo, rinviato al 17 marzo, si fa in salita dopo il no secco del giudice ad acquisire le carte del caso D’Agostino, a sentire molti altri testimoni e a deregistrare il consiglio comunale al centro della vicenda. A Salvatore non resta che difendersi a parole, giustificando la sua frase, ritenuta offensiva, sia affermando che «il sindaco sapesse» sia con la tesi della censura da parte di Michetti che stoppò solo lui sia come risposta a una provocazione da parte di Di Primio che insisteva nel ricacciargli una storia di terreni che lui proponeva di vendere al Villaggio del Mediterraneo. Ma chissà se basterà per compensare l’ingiuria.

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