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Data: 17/06/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Hanefi libero, Emergency tornerà a Kabul. Gino Strada ha annunciato la liberazione del mediatore nel sequestro Mastrogiacomo

ROMA - Ora Emergency potrà riprendere la sua attività in Afghanistan. Una delle condizioni poste da Gino Strada perché questo avvenisse era la liberazione di Ramatullah Hanefi. E ieri è arrivato l'annuncio (il primo a darlo è stato il sito internet di Peace reporter) che il responsabile dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, arrestato dai servizi segreti afgani il 20 marzo scorso, all'indomani della liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, sarà liberato forse oggi stesso. Fino a ieri era ricoverato in un ospedale di Kabul, date le sue non buone condizioni di salute. E' noto che Hanefi ha un solo rene e che per molto tempo non ha ricevuto cure. «Prosciolto da ogni accusa - ha dichiarato lo stesso Gino Strada - è presumibile che Ramatullah sarà liberato domani o dopodomani (oggi o domani per chi legge, ndr). Aspettiamo solo che il procuratore firmi il provvedimento di scarcerazione».
L'accusa che i servizi segreti gli avevano scaraventato addosso era piuttosto pesante: fiancheggiatore dei talebani, se non addirittura un loro miliziano travestito da operatore umanitario. Un castello di carte, senza alcuna prova, frutto di chissà quale alchimia generata da chi, dentro e fuori Kabul, non aveva mandato giù che per la liberazione di Mastrogiocomo fossero stati messi in libertà cinque talebani. Tre di questi poi morirono in battaglia, insieme al loro leader, il mullah Dadullah.
Hanefi aveva agito da intermediario con i guerriglieri che avevano sequestrato Mastrogiacomo. Era l'uomo che aveva condotto la trattativa e che aveva preso in consegna dai rapitori il giornalista al momento della sua liberazione. Finì invece male per le altre due persone sequestrate dai talebani con Mastrogiacomo: l'autista, Sayed Agha, fu sgozzato pochi giorni dopo il rapimento; l'interprete, Adjmal Nashkbandi, fu ucciso il 9 aprile.
Su Hanefi furono fatte circolare ad arte illazioni e calunnie: si disse che aveva venduto il giornalista di Repubblica, che aveva fatto il doppio gioco per tenersi buoni i talebani nell'area in cui lavorava, e così via. Nulla di credibile, tanto che in Italia la mobilitazione del mondo politico e della gente per ottenere la sua liberazione non ha mai conosciuto battute d'arresto.
«Con Hanefi libero si può ricominciare a parlare». Con queste parole Gino Strada ha fatto capire che ora la sua organizzazione potrà rimettere piede in Afghanistan. Emergency lasciò il Paese nell'aprile scorso come reazione all'arresto di Hanefi e sull'onda delle polemiche che seguirono il sequestro Mastrogiacomo. Il rientro non sarà però immediato, resta infatti da vedere se sussitano condizioni di sicurezza per i suoi operatori. Visto quanto accaduto, non dovranno guardarsi solo dai talebani, ma anche e soprattutto dalle autorità locali, governo incluso.
Emergency, dal '99 a oggi, ha curato gratuitamente un milione e mezzo di afgani nei suoi tre ospedali e 28 centri di pronto soccorso. Trentamila interventi chirurgici, tremila bambini nati nei reparti maternità, più di mille posti di lavoro per uomini e donne del posto: un bilancio di cui Gino Strada va giustamente fiero.
E Kabul come ha reagito di fronte alla decisione dei giudici su Hanefi? Nessun commento, se non quello, si fa per dire, del portavoce del presidente Hamid Karzai: «Non ne sappiamo nulla».

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