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Pescara, 16/03/2026
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23/03/2015
Il Centro
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Jobs act - Decreti in panne, mancano le coperture. Conciliazione e semplificazione contratti, la Ragioneria frena. Governo in cerca di tagli per evitare l’aumento dell’Iva |
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ROMA È giallo sui decreti attuativi del jobs act non ancora arrivati all'esame del Parlamento. L’ipotesi è che il nodo riguardi le coperture economiche. Attacchi incrociati al governo, e per motivi diversi, arrivano dai due presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato. Il primo a sollevare il caso è Cesare Damiano del Pd per il quale «i due decreti, quello sulla semplificazione delle forme contrattuali e quello sulla conciliazione, sembrano scomparsi nei meandri della Ragioneria di Stato». Maurizio Sacconi del Nuovo centrodestra non ne può più di continui rinvii e dice: «Quel che è troppo è troppo. I decreti sono bloccati da problemi di copertura, che almeno nel caso delle tipologie contrattuali appaiono inesistenti. Si consegnino quindi i decreti al Parlamento per i pareri ed il varo definitivo». Ma il presidente dem della commissione Lavoro della Camera spiega che per entrambi i decreti, dunque non solo per quello sugli ammortizzatori ma anche per quello sui nuovi contratti, sono necessarie risorse e anche più del previsto, poiché il jobs act può funzionare solo nella sua interezza e se si garantisce una durata non limitata al 2015. Secondo Damiano, nei decreti che «vanno inviati al più presto in Parlamento, vanno previste risorse aggiuntive che garantiscano 24 mesi di durata degli ammortizzatori sociali anche dopo il 2016. Questo servirebbe a fugare i sospetti circa la tenuta della copertura finanziaria dei decreti e a cancellare le facili ironie circa l’effettiva efficacia delle misure sul lavoro». Le nuove assunzioni con il contratto a tutele crescenti «avranno un sicuro successo quantitativo nel 2015 soprattutto per i fortissimi incentivi a vantaggio delle imprese, ma noi vogliamo che si tratti di un successo duraturo e non, come qualcuno afferma, di metadone di Stato. Per questo è importante che gli incentivi siano strutturali e non per le sole assunzioni di quest’anno». Interviene anche Forza Italia con al deputata Sandra Savino: «Dopo tante parole e previsioni miracolistiche il jobs act pare essere bloccato nelle secche di un pesante contrasto tra le risorse disponibili e le promesse fatte sull’onda di una velocità mediatica». Al problema delle coperture per il jobs act si aggiunge la caccia ai 10 miliardi di euro, avviata dal governo, per evitare che nel 2016 scattino le clausole di salvaguardia previste dalle ultime due leggi di Stabilità. Clausole che prevedono l’aumento dell’Iva e delle accise l’anno prossimo per un maggior gettito di 16 miliardi. Le risorse alternative all’aumento delle tasse vanno trovate tagliando la spesa pubblica e per questo il piano per la spending review sarà centrale nel Documento di economia e finanza che il governo approverà entro il 20 aprile. Si comincia con l’applicazione massiccia dei costi standard a Regioni, Comuni e spesa sanitaria. E poi ancora, si studia un piano di razionalizzazione del trasporto pubblico e si potrebbe prevedere un ulteriore taglio delle società partecipate degli Enti locali. Queste misure potrebbero aggiungersi a quelle già approvate e per rafforzare il disegno di legge delega di riforma della Pubblica amministrazione all’esame del Parlamento.
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