Quale che sia la soluzione alla "questione previdenza", il governo dovrà trovare due miliardi di euro per finanziarla. E ha tempo fino al 28 giugno. A partire da martedì 19 giugno, infatti, scatta il conto alla rovescia dell'esecutivo, che dà a se stesso e alle parti sociali 10 giorni di tempo per trovare un accordo sulle pensioni entro e non oltre la presentazione del Dpef, (appunto il 28 giugno prossimo). Ma 2 miliardi di euro non sono facili da trovare, ed è esattamente quella - stando a uno studio dell'Inps - la cifra necessaria nel triennio 2009-2011 per finanziare la sostituzione dello scalone Maroni (che, come ormai tutti sanno, scatterà dal 2008 e innalzerà da 57 a 60 anni l'età per la pensione di anzianità) con i cosiddetti scalini.
Venerdì scorso, nell'incontro a Palazzo Chigi, il governo ha messo sul tavolo le risorse liberate dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa: dei 2,5 miliardi dell'extragettito fiscale 1,3 finanzieranno l'aumento delle pensioni basse (per una platea di due milioni di pensionati). Mentre 600 milioni andranno in politiche per i giovani: (cumulo di tutti i periodi di contribuzione a qualsiasi fondo, riscatto agevole della laurea, contribuzione figurativa, aumento dell'aliquota contributiva per i parasubordinati). Non basta la calcolatrice per capire che queste operazioni esauriranno quasi del tutto un "tesoretto" sul quale il ministro dell'Economia non ha alcuna intenzione di fare ulteriori aperture di cassa. Una soluzione alternativa il governo l'aveva individuata nel cosiddetto "super-Inps", ossia nell'accorpamento degli enti previdenziali, ma i sindacati (soprattutto la Cisl) non sono d'accordo, perché così si brucerebbero 15 mila posti di lavoro negli enti.
Restando così le cose, non solo non sarebbe possibile abolire direttamente lo scalone Maroni e tornare all'assetto precedente (come chiedono Rifondazione comunista e la Fiom), ma neppure finanziare i cosiddetti 'scalini'. Una soluzione, quest'ultima, che prevede che dal primo gennaio 2008 si possa andare in pensione con 58 anni e 35 di contributi, e poi, a scaglioni di 18 mesi, che si aumenti l'età di un anno alla volta. Meccanismo, peraltro, sul quale Padoa-Schioppa avrebbe imposto un'altra tegola: per finanziarlo, infatti, sarebbe necessario aumentare anche l'età di pensionamento delle donne. Una soluzione alternativa maturata negli ambienti governativi, secondo quando pubblica La Stampa oggi, sarebbe quella di portare a 59 anni (più 35 di contributi) l'età pensionabile da partire dal 2008, per poi innalzarla a 60 a partire dal 2010. Né si scarta la proposta delle quote avanzata dalla Cisl, in base alla quale il diritto al pensionamento si maturerebbe sommando anni di anzianità e di contribuzione (dal 2008, ad esempio, andrebbe in pensione chi ha raggiunto quota 94: 58 anni più 36 di contributi).
Da martedì, dunque, parte il negoziato. Sul fronte sindacale c'è la massima disponibilità a trattare. Ma traspare anche la preoccupazione per le risposte che chiede una parte del paese (anziani, precari, lavoratori) e che il governo non ha ancora saputo dare. "Questa - ha dichiarato Guglielmo Epifani a Repubblica - è forse una delle ultime carte che il governo può giocarsi per smetterla di galleggiare e rimettersi in sintonia con il paese". Le condizioni per trovare un accordo, secondo il leader della Cgil, ci sono. Epifani è convinto che per abolire lo scalone Maroni non sarebbe sufficiente il Super-Inps, ma che "parte delle risorse potranno essere trovate nel sistema stesso previdenziale, perché ci sono ancora troppi privilegi e iniquità". Per quanto riguarda invece la revisione dei coefficienti di trasformazione, Epifani chiede più tempo per trovare una soluzione che li renda "più 'intelligenti', meno grezzi di quelli attuali". La questione, insomma, dovrebbe essere sganciata dalla trattativa che deve chiudersi entro il 28 giugno.
Dal momento che sindacati e governo parleranno anche di mercato del lavoro e di riforma della legge 30, la Cgil pone da subito un no deciso alla proposta della Confidustria di detassare gli straordinari: "è una corbelleria gigantesca - spiega sempre a Repubblica Epifani -. (...) Perché sgravare solo l'orario straordinario? (...) Perché un miliardo di euro deve andare a solo due milioni di lavoratori? E gli altri?".