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Pescara, 16/03/2026
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24/03/2015
Il Messaggero
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«Nella scuola troppe vacanze, bisogna fare più formazione». Poletti propone per gli studenti un mese di lavoro in estate. Il ministro Giannini: «Ipotesi già prevista nel ddl di riforma». Inglesi e tedeschi, pausa estiva breve solo sei settimane lontani dai banchi |
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ROMA La proposta è di quelle che non poteva passare inosservata, soprattutto se a farla è un autorevole esponente del governo in carica: diminuire il periodo delle vacanze estive dei nostri studenti. Non però per stare più a lungo sui banchi di scuola, ma per provare a sperimentarsi sul mercato del lavoro. A lanciarla è Giuliano Poletti, ministro del Welfare, durante un convegno a Firenze sui fondi europei e il futuro dei giovani. Ma se la platea accoglie con applausi la proposta, i diretti interessati, vale a dire gli studenti, alzano subito le barricate bollando le parole del ministro come «deliranti» e «allucinanti». Il ragionamento di Poletti parte da un presupposto e da un’esperienza familiare. Il primo: tre mesi di vacanze sono troppi, «un mese di vacanza va bene, anche uno e mezzo può andare. Ma non c’è un obbligo di farne tre, senza fare nulla» osserva. La seconda: «I miei figli d’estate sono sempre andati per un mese al magazzino generale a spostare le casse della frutta. Sono venuti su normali, non sono ragazzi straordinari o speciali». Per Poletti si tratta di «una questione culturale ed educativa del rapporto dei ragazzi con il mondo del lavoro, da affrontare». Ed ecco infine la proposta: per un ragazzo meglio «tre o quattro ore al giorno» di lavoro o stage «per un mese o un periodo preciso durante l’estate, anziché stare solo in giro per le strade». L’ALTERNANZA
Parole e pensieri che esprimono una posizione personale? Non proprio. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, con una nota fa sapere che «le dichiarazioni del ministro Poletti sono condivise nel governo». Tant’è che nel ddl sulla Buona scuola che a giorni arriverà all’esame del Parlamento «è già previsto che attività di stage si possano fare anche nei periodi di sospensione dell’attività didattica, estate inclusa». Giannini ricorda che il governo prevede di «investire 100 milioni all’anno (quasi dieci volte l’investimento passato) per portare le ore di alternanza negli ultimi 3 anni a 400 nei tecnici e professionali e 200 nei licei». A essere d’accordo con Poletti è anche la Confindustria. «Tre mesi di vacanza da scuola sono, secondo i migliori pedagogisti, negativi per l’apprendimento dei ragazzi: troppi mesi senza esercitarsi rischiano infatti di rendere meno efficace il lavoro scolastico» dice Ivan Lo Bello, vicepresidente per l’Education di Confindustria. Ovviamente - sottolinea - viste le caratteristiche climatiche del nostro Paese, agosto non si tocca: «L’Italia è un paese caldo e tenere la scuola aperta ad agosto, quando i genitori sono in ferie e le aziende chiudono, sarebbe improponibile». Ma un taglio del lungo intervallo estivo, con una redistribuzione delle pause in altri periodi dell’anno, «è possibile e utile». Si infuriano invece gli studenti. Dice Alberto Irone, portavoce della rete degli Studenti Medi: «Più della metà degli studenti italiani già lavora d’estate». Di qui l’accusa al ministro di «parole deliranti». Rincara la dose Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti, che definisce le dichiarazioni di Poletti «allucinanti. Sembra voler invitare gli studenti a lavorare d’estate, preferendo lo sfruttamento alla formazione». Polemici anche i sindacati confederali. La Cgil rinfaccia a Poletti «una riforma dell’apprendistato che dequalifica l’alternanza scuola lavoro e i percorsi formativi in obbligo di istruzione». Mentre la Cisl ricorda che la vera «vacanza di cui preoccuparsi» non è tanto quella scolastica dei figli, ma quella «amara dei padri disoccupati».
Inglesi e tedeschi, pausa estiva breve solo sei settimane lontani dai banchi
ROMA La vecchia Italia amava le vacanze di massa, le lunghissime code ai caselli, le scuole che finivano a giugno e i figli spediti “a prender il fresco” dai nonni, ma alla nuova Italia, quella dello scarso welfare famigliare, quella della crisi economica, quanto pesano le settimane di vacanze estive? Sicuramente molto in termini economici, tra centri estivi per i più piccoli, viaggi di formazione e di studio per i più grandi e di organizzazione per accorciare turni, fare corse, trovare appoggi. Quindi forse alle famiglie 2.0 non dispiacerebbe una sforbiciata al lungo periodo estivo e magari una ridistribuzione sul calendario autunnale, visto che dopo la sosta natalizia, a meno di incastri fortunosi tra ponti e festività civili, c’è un lungo periodo senza interruzioni. LA DISTRIBUZIONE DEL TEMPO
In quasi tutta Europa l’anno scolastico termina generalmente tra la fine di maggio e la seconda metà di luglio, variando da nazione a nazione: gli italiani, ad esempio, sono i più vacanzieri insieme ai turchi, ai lettoni e ai lituani con tredici settimane, seguiti con dodici settimane dagli estoni, greci, portoghesi e rumeni. Da noi l’unico vincolo che deve essere rispettato per garantire la validità scolastica è la presenza di almeno 200 giorni di lezione. Nella classifica dei più presenti sui banchi di scuola, con solo sei settimane di sosta, troviamo gli studenti di alcune regioni della Germania, quelli dei Paesi Bassi, gli studenti inglesi, gallesi e quelli del Principato del Liechtenstein. Il motivo di tutta questa disparità non è solamente dovuto al fattore climatico (si sa che stare sui banchi con temperature esterne vicine ai 40 gradi non è cosa piacevole), ma anche di organizzazione del calendario scolastico. Nei Paesi dell’Europa del Nord si tende a considerare il tempo delle vacanze estive uguale a quello invernale e durante il periodo della non scuola si è comunque impegnati nella formazione, così come racconta Fiona Wells, insegnante di una scuola primaria inglese: «La nostra scuola ha una forma differente rispetto alla struttura italiana, dove a mio avviso il tempo estivo crea uno stacco troppo deciso tra la formazione che si è avuta nei mesi precedenti e quello che i ragazzi fanno a casa. Ad esempio i vostri studenti sono caricati di moltissimi compiti durante le vacanze estive, perché l’insegnante ha quasi paura di perdere terreno rispetto alle conoscenze acquisite. Per noi è tutto più conseguente, le pause ci vogliono, ma sei settimane estive possono considerarsi sufficienti. Cosa troverebbe un adulto dopo tredici settimane di assenza dal lavoro?». NELLE AULE SENZA STUDENTI
Ma se gli studenti vanno in vacanza, le scuole in Italia continuano a lavorare come racconta Patrizia Borrelli, dell’Istituto Domenico Purificato di Roma: «Gli insegnanti sono in servizio fino al 30 giugno per tutti gli adempimenti che il collegio di classe ha deliberato; la scuola media prosegue le attività fino alla prima settimana di luglio per gli esami di terza media. Addirittura nelle scuole superiori si arriva anche a non poterle fare le ferie a causa degli esami di Stato, il recupero estivo dei debiti formativi, quindi le affermazioni del ministro Poletti che raccontano una scuola chiusa da giugno ad agosto sono una falsità. Io sarei per ridistribuire il calendario scolastico, ma vorrei una scuola agibile e attrezzata ad affrontare il caldo». Insomma, se molti in Europa fanno meno vacanze estive rispetto agli italiani non è solamente un problema culturale, ma a volte proprio strutturale.
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