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Data: 24/03/2015
Testata giornalistica: Il Messaggero
Appalti, Tarantini: «Che fortuna il terremoto». Ripercorsi a Bari i tentativi di entrare nei progetti

Gli appalti del post sisma non sono entrati solo nel mirino della criminalità organizzata. Anche l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e il suo collega Enrico Intini, titolare della società Sma, volevano partecipare ai lavori per decine di milioni e alle forniture di beni e servizi per far fronte all’emergenza che furono aggiudicati senza gara, con affidamento diretto. Intini spingeva “Gianpi” a portare escort nelle residenze di Silvio Berlusconi per ottenere così un lasciapassare per fare affari con la Protezione civile e Finmeccanica.
LE INDAGINI
Ecco una reazione al telefono di Tarantini sul terremoto: «Una fortuna». La dice talmente grossa che persino il suo interlocutore, Domenico Lunanuova, un dirigente di Finmeccanica, reagisce: «È una conquista che sono riuscito a fare io senza l’aiuto di nessuno, no? Ma per culo, per culo tra virgolette, perché là è successo il terremoto e hanno bisogno di questa cosa». Accadeva il 6 maggio 2009. La terra ancora tremava in Abruzzo e l’emergenza stava facendo sbloccare un progetto di Finmeccanica, tra gli altri, a cui il comitato d’affari pugliese teneva moltissimo: la modernizzazione di Isoradio. Su questi affari ha deposto al processo “escort” di Bari il tenente colonnello della Guardia di finanza Andrea Di Cagno, che ha svolto le indagini. Ripercorrendo cronologicamente i contatti telefonici tra Tarantini e i vertici di Finmeccanica, nello stesso periodo delle serate organizzate nelle residenze di Silvio Berlusconi, l’ufficiale della Gdf ha riferito sui tentativi di Tarantini di entrare in alcune progettualità della Protezione civile, come quelle per il G8 che si tenne all’Aquila tra l’8 e il 10 luglio 2009. Nessuno degli appalti sarà tuttavia affidato agli imprenditori baresi.
LE INFILTRAZIONI
«Il problema grosso per le infiltrazioni mafiose sono i subappalti della ricostruzione privata, lo dico dal 2009, ecco perché la nuova legge dovrà essere molto rigida sia sul conferimento degli incarichi sia sul controllo, ponendo regole molto rigide». Così Cialente, intanto, commenta la notizia sulle interdittive antimafia della prefettura a carico di 37 imprenditori impegnati nella ricostruzione post sisma, considerati in odore di mafia o, comunque, da tenere sotto controllo, «un numero non trascurabile, soprattutto perché riguarda anche 12 ditte aquilane».
IL SOTTOBOSCO
Per il primo cittadino «deve finire la storia delle vendite dei rami d’azienda, c’è un sottobosco nel quale si può infilare di tutto indipendentemente dalla volontà dei protagonisti». «Il subappalto del subappalto, per esempio, è insostenibile - sbotta -, ma stiamo verificando che succede spesso, lì si sta insinuando le infiltrazioni». Quanto ai controlli, «sapevo di queste misure, me ne comunicano diverse, mi sembra che si stia facendo un lavoro molto attento, ma bisogna continuare e andare avanti su questa strada», conclude. In sostanza, l’emergenza post sisma e la ricostruzione aquilana, come anche l’Expo di Milano, sarebbero state individuata come ipotetico bancomat.

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