ROMA In poco più di un’ora trascorsa sul Colle, Matteo Renzi ha dovuto rimettere nel cassetto il progetto di spacchettare il ministero delle Infrastrutture lasciato senza timoniere dopo l’addio di Maurizio Lupi. L’idea di sdoppiare il dicastero di Porta Pia, ritornando al vecchio schema Trasporti e Lavori pubblici, è finita almeno per il momento su un binario morto per la contrarietà di Sergio Mattarella all’uso del decreto. «E un disegno di legge richiederebbe tempi eccessivamente lunghi...».
Da palazzo Chigi filtrano pochi dettagli e dal Quirinale praticamente nessuno: «Il Presidente non ha l’abitudine di rivelare i contenuti di colloqui riservati», fanno sapere i collaboratori del capo dello Stato che, nel conferire l’interim a Renzi, ha accettato le dimissioni di Lupi.
IL NODO DEI TEMPI
Ma in base a ciò che trapela dalle stanze del governo, il premier avrebbe rinunciato al progetto dello spacchettamento in quanto il Presidente - fin dall’insediamento contrario a un uso eccessivo della decretazione d’urgenza - avrebbe fatto notare che un’operazione del genere non può essere effettuata con un decreto. Servirebbe perciò un disegno di legge che, per essere approvato, richiederebbe almeno tre-quattro mesi. Troppi, perfino per un interim che gli uomini di Renzi definiscono «prevedibilmente abbastanza lungo».
Il premier nei 70 minuti di colloquio, a Mattarella non avrebbe fatto nomi. Anzi, avrebbe solo fatto un accenno all’ipotesi di spostare alle Infrastrutture il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. «Al momento altri nomi non ne ho. E comunque, anche se il nuovo ministro fosse Delrio, poi dovrei individuare la persona giusta per il ruolo di sottosegretario alla Presidenza». Una cautela apprezzata dal capo dello Stato, visto che il posto attualmente occupato da Delrio è da sempre ponte e interfaccia tra palazzo Chigi e la presidenza della Repubblica.
ESIGENZE NCD
Mattarella, che ha a cuore la tenuta del quadro politico, il completamento delle riforme e dunque guarda con sospetto a ogni ipotesi di crisi di governo e di elezioni anticipate, avrebbe anche apprezzato la disponibilità di Renzi «a considerare le esigenze del Nuovo centrodestra». Il partito che, dopo le dimissioni di Lupi, rischia di perdere un dicastero di peso e di essere ridimensionato.
L’ipotesi più accreditata, anche dopo il colloquio con il capo dello Stato, è che alla Infrastrutture andrà un politico (Delrio): «La politica non può abdicare alla sua responsabilità e al suo ruolo di guida, non può consegnare il potere ai tecnici», è il ragionamento di Renzi che ieri alla Luiss ha compiuto l’elogio del decisionismo in funzione anti-palude. E il Nuovo centrodestra, in ragione del «sacrificio compiuto da Lupi», incasserà il nuovo ministero per il Sud. Una struttura che nascerà dall’unione degli Affari regionali (ruolo lasciato libero da Maria Carmela Lanzetta) e le importanti e pesanti deleghe che attualmente ha in mano Delrio ai fondi strutturali europei. Uno schema, naturalmente, destinato a cambiare se alle Infrastrutture non andasse più il sottosegretario di Renzi. «Ma per ora siamo fermi a questo», dice un consigliere del presidente del Consiglio. Stabilito che l’interim non sarà breve e che (non è da escludere) potrebbe protrarsi fino al day-after delle elezioni regionali del 31 maggio, dopo le quali Renzi è intenzionato a compiere un corposo rimpasto di governo che segni l’avvio della “Fase due”, nei prossimi giorni il premier dovrebbe effettuare una mini-rivoluzione nel dicastero di Porta Pia: «Quando lo avrò lasciato, e avrò messo un po’ d’ordine», ha fatto sapere, «sarà una macchina in grado di correre».
DISCONTINUITÀ
Insomma, «discontinuità e anche pulizia», dato che l’indagine dei magistrati fiorentini ha portato alla luce un sistema gestionale «non esattamente esaltante» sotto la guida di Ercolino Incalza. Anche per questo nell’entourage renziano viene considerato praticamente certo il trasferimento della Struttura tecnica di missione (quella guidata appunto da Incalza) da Porta Pia a palazzo Chigi. A gestirla sarà Luca Lotti, il braccio destro di Renzi. L’obiettivo: vigilare sulla pulizia e sulla rapidità di attuazione degli appalti per le grandi opere.