L’AQUILA La maggioranza fugge: le due risoluzioni sui punti nascita preparate, una dall’opposizione e una da una parte della maggioranza (quella in dissenso sulla linea della chiusura), non vengono inserite nella discussione della seduta di consiglio regionale. «Ne abbiamo già parlato nella seduta del 13 marzo -spiega il presidente del consiglio Giuseppe Di Pangrazio, al termine di una giornata lunga e tesa- nel caso ne riparleremo la prossima volta. L’assise è sciolta». E in aula si scatena la bagarre: quella dell’opposizione, con Mauro Febbo che insegue il presidente del consiglio urlandogli in un orecchio di essere un «servo» e quella del pubblico sugli spalti, che dopo ore di attesa, non trattiene la rabbia nei confronti della giunta D’Alfonso, ma anche dei rappresentanti territoriali di maggioranza. Un’uscita di scena, per tutti, tra fischi e urla.
«COME I LADRI DI BAGDAD»Sul banco di presidenza vengono riaffissi gli striscioni che poche ore prima i questori avevano staccato: «Transito vietato» per le cicogne dirette a Sulmona, Atri, Penne e Ortona. «Le dichiarazioni del ministro Beatrice Lorenzin -aveva tentato di convincere Sara Marcozzi- ha di fatto passato la decisione su eventuali deroghe alla Regione. È il caso di discutere subito dell’argomento». Per facilitare i lavori Emilio Iampieri ritira la sua risoluzione sul corpo forestale, poi vengono sfoltiti in fretta tutti gli ordini del giorno. Persino il dibattito politico sull’affidamento della delega a Leandro Bracco viene rinviata in commissione per richiesta della stessa Forza Italia. Ma niente, la maggioranza non vuole lo scontro, anche perché i numeri, nonostante l’assenza di Giorgio D’Ignazio nelle fila dell’opposizione, non ci sono per sostenere la linea di D’Alfonso e Paolucci, quella, appunto, della chiusura. «Mai visto D’Alfonso che rinuncia al confronto -commenta Lorenzo Sospiri- Si sono comportati come i ladri di Bagdad: sapendo di perdere nella votazione sono scappati di notte».
D’Alfonso sembra accusare il colpo, soprattutto per quelle grida che arrivano dalle tribune dell’Emiciclo, dove ci sono tanti suoi elettori, tra cui il sindaco di Sulmona Giuseppe Ranalli. La resa dei conti, però, sembra essere solo rimandata, perché sui punti nascita la maggioranza non è più con il presidente e in modo convinto.
NUOVE DELEGHENon che una risoluzione possa cambiare le carte in tavola, ma il dissenso è il segno di una frattura pericolosa per il governatore che, non a caso, annuncia nuove deleghe ai consiglieri: al contenzioso, all’affare Dedalus, all’Urp, al centro servizi Salvaiezzi, al piano cave. «Ho già in mente dei nomi -dice- ma aspetto candidature sia dall’opposizione che dai banchi della maggioranza». Nessuno, però, alza la mano.
IL GOVERNO NON IMPUGNAL’unica buona notizia per la maggioranza arriva da Roma: il Consiglio dei ministri ha rinunciato ad impugnare il mancato piano di rientro sul disavanzo 2012: 450 milioni di euro che l’Abruzzo avrebbe dovuto coprire in tre anni. «Questo ci permette di usufruire della premialitá di 100 milioni -spiega l’assessore Silvio Paolucci- e di programmare con calma modi e tempi del rientro. Abbiamo già qualche idea, la esporremo martedì prossimo al ministero coniugando risparmio, efficienza e recupero di risorse da fondi comunitari, se ci sarà permesso. Insomma nel giro di qualche anno renderemo l’Abruzzo una regione senza più debiti».
Patrizio Iavarone