ROMA Dalla Lombardia al Molise, dalla Sardegna al Veneto, la situazione negli uffici dell’Agenzia delle Entrate è definita «tesa». Ed è un eufemismo. Ieri sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato «illegittimi» 800 dei 1.100 dirigenti del Fisco italiano. Funzionari che hanno ricoperto per anni una qualifica superiore senza aver mai partecipato ad un concorso pubblico. Da oggi tornano tutti ad essere funzionari. La prima conseguenza è che anche il loro stipendio subirà una pesante decurtazione. Secondo i dati del Conto annuale della Ragioneria Generale, la retribuzione media di un funzionario di terza categoria dell’Agenzia delle Entrate, è stata nel 2013 di 37.887 euro. Lo stesso funzionario con un incarico dirigenziale provvisorio, sempre nel 2013, ha guadagnato in media 87.538 euro. Una differenza di quasi 50 mila euro. Significa, insomma, passare da un giorno all’altro da uno stipendio di circa 4 mila euro ad uno di 1.600-1.700 euro .
LA REAZIONE. Ieri, rispondendo a delle interrogazioni del Movimento Cinque Stelle, prima il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti e poi il ministro Pier Carlo Padoan, hanno spiegato che «si stanno valutando le soluzioni possibili per assicurare la funzionalità dell’operato delle Agenzie», sottolineando però, «la necessità di tenere conto delle indicazioni emerse dalla sentenza della Corte Costituzionale». La soluzione, tuttavia, non sembra immediata. Nonostante le pressioni arrivate al Tesoro, Palazzo Chigi avrebbe frenato su qualsiasi ipotesi di sanatoria in contrasto con la sentenza della Consulta che rischierebbe di essere bocciata anche dal Presidente della Repubblica. La soluzione, come ha spiegato lo stesso Padoan, dovrà essere «strutturale». Sul tappeto ci sono varie ipotesi. Come quella, per esempio, di una drastica riduzione delle posizioni dirigenziali dell’Agenzia delle Entrate con la creazione contemporanea di una sorta di posizione pre-dirigenziale. Per ora la preoccupazione principale di Padoan è evitare che il Fisco venga preso d’assalto dai contribuenti che nella sentenza della Consulta potrebbero vedere un grimaldello per farsi annullare atti di accertamento. Atti, che non smette di ripetere Padoan, restano perfettamente validi. «L’intervento della Corte Costituzionale», ha spiegato ieri, «non pregiudica la funzionalità delle Agenzie che, come affermato dalla stessa Corte», ha spiegato, «non è condizionata dalla validità degli incarichi dirigenziali previsti dalla disposizione censurata e che è assicurata quanto alla validità degli atti», ha aggiunto ancora, «da regole organizzative interne che prevedono la possibilità di ricorrere all’istituto della delega anche a funzionari per l’adozione di atti di competenza dirigenziale». Proprio quello che sta accadendo in queste ore all’Agenzia. Ai 300 circa dirigenti «legittimi» sono in corso di assegnazione tutti gli interim degli uffici lasciati vacanti dagli «illegittimi». Questi ultimi, poi, dovrebbero essere delegati ad operare dai dirigenti stessi.