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Pescara, 16/03/2026
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26/03/2015
Il Centro
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«Quei punti nascita non sono sicuri, vanno chiusi e basta». Il subcommissario Zuccatelli: «Decisione tecnica, presa
per la salute di mamme e nascituri, la politica resti fuori» |
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«Il ministro Lorenzin ci ha dato quattro obiettivi per l'uscita dal commissariamento, e con la riconversione territoriale e residenziale il primo punto ora è acquisito». Lo afferma l'assessore alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, dopo il varo, in Giunta regionale, del regolamento che disciplinerà gli indirizzi per il concorso alla spesa della quota sociale di compartecipazione. «Abbiamo deciso di aprire una profonda fase di riconversione del sistema» sottolinea l'Assessore «attivando un percorso che si basa su una puntuale analisi dell'offerta e del fabbisogno della domanda di salute avanzata dal cittadino, coinvolgendo nel percorso tutte le strutture presenti sul territorio. Inoltre, nelle more del processo di riconversione e a seguito delle problematiche derivanti dall'applicazione del nuovo Isee, «abbiamo prorogato il regime transitorio, già previsto da apposito Decreto del Presidente della Giunta Regionale, fino al 30 giugno 2015. Con questo provvedimento garantiamo, per i primi sei mesi del 2015, il rimborso ai Comuni del 100 per cento della spesa effettiva».di Antonio De Frenza wPESCARA «Qui bisogna sellare il cavallo alato per andare a riprendere il senno sulla luna». Da buon ferrarese, Giuseppe Zuccatelli, medico, subcommissario della sanità abruzzese e presidente dell’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, invoca l’Astolfo dell’Ariosto per commentare il dibattito (possiamo ancora chiamarlo così?) politico che si sta avvitando da mesi sulla chiusura dei punti nascita abruzzesi sotto i 500 parti l’anno: Sulmona, Ortona, Penne, Atri. Dottor Zuccatelli, andiamo subito al punto: è proprio necessario chiudere questi punti nascita? «È una scelta di tutela delle donne abruzzesi e dei figli che nascono. Non è possibile metter in dubbio questa che è una scelta tecnica. Non possiamo aspettare che succeda come in Sicilia dove un neonato nasce morto perché non sappiamo dove portarlo. Si tratta di una garanzia di tutela tecnica...» In Consiglio regionale la minoranza non la pensa così. «Si è arrivati a toni polemici inaccettabili». Anche il centrodestra di Gianni Chiodi, che è stato commissario, è andato giù pesante, gridando vergogna all’indirizzo del commissario e dell’assessore...» «Da anni sostengo che per la sanità occorre una moratoria. Chi governa in quel momento deve avere la possibilità di fare determinate scelte. Invece quando c’è il centrodestra protesta il centrosinistra; quando c’è il centrosinistra protesta il centrodestra e nessuno decide. Ma così, cari politici, non si va da nessuna parte. Quando parliamo della salute della comunità non c’è colore politico che tenga. In campagna elettorale si può dire di tutto, ma quando si decide sulla salute è prioritario operare per il bene della comunità». I critici del commissario citano il ministro Beatrice Lorenzin che ha parlato della possibilità di deroga offerta dalla legge...» «Il ministro Lorenzin è una donna che oggi è in una condizione infinita di gioia: è riuscire a rimanere gravida e nei prossimi mesi partorirà. Quindi non va interpretata in quel modo, la questione non può essere così borderline: 5 parti in meno, 5 parti in più dei 500...» E allora? «Il punto nascita deve avere caratteristiche definite per ottenere l’accreditamento. Se vuoi essere tutelato come donna e come nascituro non puoi andare a partorire in un punto nascita molto critico. Se poi andiamo a vedere il tipo di donna che si rivolge a questi centri... La donna più informata che ha più quantità di conoscenza va nei punti dove c'è il massimo della tutela e del servizio per sé e il bambino». La cifra di 500 è già una deroga. È così? «La cifra di 500 parti l’anno è una interpretazione in salsa italiana della cifra che l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ritiene ottimale». Ossia? «L’Oms dice che un punto nascita è degno di questo nome se produce mille parti l’anno. Perché con quella cifra si giustifica tutto il resto. Io sono medico e un mio grande maestro diceva che il parto è una situazione a rischio e che quando c’è una grande emorragia tutti scappano. Se sei in un luogo dove ci sono i servizi giusti riesci a salvarti, altrimenti la situazione diventa drammatica. Dobbiamo aspettare che succedano i drammi?» C’è chi obietta che i tagli vengano fatti per ragioni economiche, per risparmiare. «Probabilmente sarà il contrario, probabilmente costerà qualcosa in più perché dovremo mettere personale in più nelle strutture che restano e fare lavori di adeguamento. Non è un problema economico ma di sicurezza della donna». Quindi l’invito alla politica in questo caso è di affidarsi ai tecnici? «Il tema è solo tecnico, trasformarlo in politica è una cosa inaccettabile. È una scelta fatta dai migliori tecnici, la decisione politica, il decreto di chiusura dei punti nascita firmata dal commissario, è l’atto finale». La riorganizzazione toccherà ai direttori generali delle Asl, che spesso non hanno seguito alla lettera le indicazioni della Regione, lei in passato ha avuto modo di lamentarsene. «La Regione dalla riforma del Titolo V a oggi è titolare delle scelte e i direttori generali sono degli esecutori. Chi tenta di far cose diverse non è in sintonia. Credo che i direttori generali si muoveranno sulla base del decreto firmato che consentirà alla Regione nei prossimi mesi di uscire dal commissariamento. Questo provvedimento sui punti nascita sarà dirimente». Siamo comunque agli sgoccioli del commissariamento? «L’8 aprile al primo tavolo di monitoraggio si chiederà di atttivare le procedure. Credo che entro l’anno la Regione potrà uscire dal commissariamento».
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