ROMA. Cesare Damiano, ministro del Welfare, è il punto di riferimento per la nuova normativa del TFR. «Non crede che uno dei motivi delle adesioni reticenti dei lavoratori ai fondi pensione potrebbe essere la paura di finire nel calderone dell'Inps?» «No. La scelta della previdenza complementare nasce dall'esigenza di diversificare il reddito dei lavoratori».
«Questo, una volta che terminata l'attività lavorativa si va in pensione. Il lavoratore affianca alla previdenza obbligatoria Inps una quota di reddito che deriva da una pensione privata erogata dal Fondo pensione complementare».
Un'altra paura potrebbe derivare dal fatto che una volta dato il TFR al fondo pensione la scelta è irreversibile.
«Chiariamo come funziona il conferimento del TFR. Se decido di mantenere il TFR in azienda posso in qualsiasi momento decidere di destinarlo alla previdenza complementare, mentre se decido di conferirlo ad una forma di previdenza complementare non posso più ritrasformarlo in TFR accantonato in azienda. Questo non penalizza in alcun modo il lavoratore. In primo luogo il lavoratore anche con l'adesione ad una forma di previdenza complementare ha a sua disposizione non solo le possibilità precedentemente avute di avere anticipazioni per le spese sanitarie o per l'acquisto della prima casa, ma anche quella di accedere ad una ulteriore possibilità di richiedere un anticipo di quanto accantonato per qualsiasi motivo dopo otto anni di iscrizione».
La gente ha paura e vuole aspettare: prima vediamo che cosa rendono questi fondi pensione...
«A chi vuole attendere possiamo solo dire che il sistema della previdenza complementare funziona con il sistema della capitalizzazione individuale. Questo significa che il risultato finale dipende dai contributi versati».
Che consiglio darebbe ad un giovane che rischia di avere una pensione bassa?
«L'introduzione della previdenza complementare si è resa necessaria per colmare quel gap che si determina tra l'ultimo reddito percepito e quella che sarà la pensione. Quindi consiglio di iniziare subito, anche con risorse minime, che poi si potranno integrare man mano che i redditi saranno più stabili».
Non crede che per far decollare i fondi pensione sia necessaria una tassazione di favore?
«Sono convinto che la tassazione che oggi viene applicata alle forme di previdenza complementare sia molto più favorevole della precedente. Non siamo perfettamente allineati a quella che è la tassazione degli altri paesi che applicano un sistema EET cioè a esenzione dei contributi, esenzione nella fase di accumulo dei rendimenti e tassazione delle prestazioni, mentre noi applichiamo un sistema ETT con una tassazione dei rendimenti nella fase di accumulo pari all'11% (contro una tassazione del 12,5% delle rendite finanziarie)».
Se la pensione integrativa decolla male, che farà il governo?
«Pensiamo che la previdenza complementare entro la fine dell'anno possa raggiungere l'obiettivo del 40% di adesioni. Lavoreremo per informare il restante 60% dei lavoratori dell'opportunità che hanno e che non hanno colto».
Qual è il vantaggio di un fondo gestito dai sindacati rispetto a una qualsiasi assicurazione sulla vita?
«La nuova normativa mette tutte le forme di previdenza complementare allo stesso livello. Il Fondo negoziale ha l'indubbio vantaggio di avere il versamento di una quota di contributi a carico del datore di lavoro».