ROMA «In centro storico la ricostruzione è al 3 per cento. Ci servono ancora altri 3 miliardi e mezzo». Il sindaco Massimo Cialente, ieri a Roma per la consegna, in Campidoglio, della borsa di studio dedicata agli studenti universitari vittime del terremoto, è sembrato meno ottimista del solito. I NUMERI. «Siamo all’80% dei quartieri nuovi», ha detto il sindaco, «dentro le mura al 10%, nella zona centrale principale sì e no al 3%, e nelle frazioni siamo a zero». Nel frattempo, aggiunge, «abbiamo speso o sono stati stanziati 4 miliardi, tra la fase iniziale e le ultime tranche, necessitiamo di altri tre miliardi e mezzo». «L’obiettivo temporale per la ricostruzione del centro storico e delle frazioni è il 2017. Sarebbe anche a portata di mano, ora abbiamo le risorse economiche, ma mancano geometri, architetti e personale amministrativo». Il sindaco ha poi evidenziato «una sottovalutazione del personale necessario. Al governo non chiediamo assunzioni, per sgombrare il campo da manie clientelari, ma di spostare gli impiegati da altri uffici». Parlando della prevenzione, Cialente ha osservato che «si continua a dire che servono i piani di Protezione civile, ma i terremoti non si possono prevedere. Si può fare solo un programma di prevenzione antisismica mettendo in sicurezza il paese, con interventi anche radicali sulle città, soprattutto sugli edifici degli anni ’50-’60. C’è l’obbligo di fare il tagliando all’auto ma non sappiamo niente sulle case dove abitiamo». Il sindaco è tornato a proporre «l’impegno della Cassa depositi e prestiti» e «interventi fuori dal Patto di Stabilità». IL RICHIAMO DI GABRIELLI. «Vanno attuati i piani di Protezione civile, molti Comuni non hanno uno straccio di piano, o non è adeguato, e la cittadinanza non è informata. Abbiamo comunità poco consapevoli e quindi poco esigenti». Il richiamo è arrivato dal capo Dipartimento della Protezione civile Franco Gabrielli. «Io non ho poteri» per verificare l’adeguatezza del piano e sostituire i Comuni, ha aggiunto il prefetto, ma «il nuovo progetto di riforma della Protezione civile potrebbe essere una buona via. Io ci metto pure la faccia e sono pronto a prendermi i pomodori, però vanno individuate le responsabilità. Se continuiamo nell’esercizio del tutti responsabili, nessuno responsabile, il cittadino non sa con chi prendersela». Gabrielli ha aggiunto: «Siccome ci aspettano tempi complicati, con eventi climatici estremi e fragilità del territorio, se non ci attrezziamo sotto il profilo della pianificazione di protezione civile dobbiamo piegarci a un’impotente conta delle vittime. Le pianificazioni le fanno i Comuni in base alle linee guida delle regioni. La vulnerabilità degli edifici nel nostro paese è elevato: il 65% del territorio è esposto e il patrimonio pubblico è a rischio elevato» LA BORSA DI STUDIO. La borsa di studio, di 3mila euro, per un progetto di tesi in studi geologici in memoria degli studenti vittime del terremoto – promossa per il secondo anno dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Geologi e dall’associazione vittime universitarie del sisma (Avus) – se l’è aggiudicata Francesca Pallone, 26 anni, laureata alla Sapienza di Roma, per il suo studio sull’innesco di frane causate da forti terremoti. Come ha sottolineato il presidente dei geologi Gian Vito Graziano, il premio vuole legare alla memoria delle vittime una maggiore attenzione alla prevenzione sismica ed è l’occasione per una riflessione sui rischi. «Per la comunità geologica italiana», ha affermato, «è giunto il momento di prendere piena consapevolezza del ruolo strategico che le scienze della terra giocano nello sviluppo del Paese. Partendo dalla propria matrice etica di strenuo difensore del territorio e dell’ambiente, il geologo interseca nel suo lavoro quotidiano settori importanti dell’economia, dalla mitigazione dei rischi naturali, alla gestione delle risorse del sottosuolo, alla valorizzazione dei beni naturalistici. Il premio di laurea Avus incarna questa matrice perché si rivolge a quell’Italia che guarda al futuro attraverso i propri studi e il proprio lavoro. Quest’anno ci siamo rivolti non solo agli studenti universitari, ma anche agli studenti delle scuole primarie e secondarie, parlando loro di un Paese di straordinaria bellezza entro cui si può vivere meglio nel rispetto dell’ambiente e delle dinamiche del territorio ed entro cui si può convivere con i rischi naturali imparando a riconoscerli e a prevenirli. L’auspicio è quello di formare una futura società che sia compiutamente civile». Angelo Lannutti, papà di Ivana, studentessa che ha perso la vita la notte del sisma, ha chiesto al governo di equiparare le vittime del terremoto ai morti sul lavoro.