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Data: 28/03/2015
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lubitz era malato ma lo ha nascosto il giorno della strage non doveva volare Airbus, le bugie del copilota: trovato il certificato medico stracciato. La Germanwings: «Non ci aveva detto niente». Lufthansa rischia di pagare 320 milioni di risarcimenti

PARIGI Andreas Lubitz era malato, aveva disturbi psichici, depressione, attacchi di panico, ma soprattutto aveva paura di non poter più volare. Per questo consultava regolarmente i medici e per questo, altrettanto regolarmente, stracciava i certificati di malattia che avrebbero significato sospensione dal lavoro, forse per sempre. Gli agenti tedeschi che hanno perquisito la sua casa a Düsseldorf, un appartamento in fondo a una strada senza uscita, alberata e silenziosa, ne hanno trovati svariati: certificati di malattia firmati da medici diversi ma che dicevano la stessa cosa: non può andare al lavoro. Nel suo caso: non può guidare un aereo.
SEGUITO DALL’OSPEDALEL'ultimo certificato era per martedì 24 marzo: stracciato anche quello. Martedì mattina Andreas Lubitz è uscito di casa ed è andato a lavorare: prima Düsseldorf-Barcellona, poi Barcellona-Düsseldorf, il volo che ha fatto schiantare sulle Alpi. Impossibile sapere se avesse preso anche quella mattina le medicine prescritte dalle numerose prescrizioni mediche, ritrovate anche quelle con i certificati. Di sicuro continuava ad avere problemi. Secondo la stampa tedesca era regolarmente seguito all'Ospedale universitario di Düsseldorf. Per «depressione» ha scritto Tagesspiegel. L'ospedale non ha confermato la diagnosi, ma ha confermato che Andreas Lubitz era un paziente: la prima visita risaliva a febbraio, l'ultima al 10 marzo.
I DOCUMENTI RITROVATI. Ma le cure duravano da molto più tempo, secondo Bild. Era seguito anche da uno psichiatra della Renania: certificati con la sua firma sono stati ritrovati a casa di Lubitz. Secondo la stampa tedesca, il responso di questo medico - tenuto al segreto professionale - non avrebbe probabilmente più consentito a Lubitz di volare. I magistrati tedeschi hanno fatto sapere che «i documenti ritrovati al suo domicilio confortano la tesi secondo la quale Andreas Lubitz ha nascosto la malattia al suo datore di lavoro e al suo ambiente professionale».
Germanwings ha dichiarato ieri pomeriggio di non aver mai ricevuto da Lubitz nessun certificato di malattia. Ma i disturbi di Andreas non erano cominciati adesso. Nel 2008, quando aveva appena 21 anni, era stato costretto a interrompere la formazione di pilota alla scuola Lufthansa per «un importante episodio depressivo». Aveva dovuto smettere di frequentare i corsi per sei mesi, ma il trattamento - «psichiatrico» ha precisato Bild - era durato per un anno e mezzo. Alcuni compagni di corso hanno parlato di un «burn-out», di una situazione di forte stress. Il centro medico della Lufthansa contattato dalla stampa tedesca, ha confermato che Lubitz aveva sofferto di «attacchi di panico» ma che l'episodio era stato «decrescente».
Nel 2009, quando i medici avevano diagnosticato «l'uscita dall'episodio di profonda depressione» aveva potuto riprendere i corsi, ma non aveva smesso i trattamenti farmacologici, «un trattamento specifico e regolare» come ha scritto Bild che ha avuto accesso al suo dossier.
Al termine dello stage di volo al centro di formazione piloti Lufthansa di Phoenix, negli Stati Uniti, era stato perfino giudicato «non idoneo al volo». Un giudizio che non gli aveva alla fine impedito di ottenere il sospirato brevetto nel 2012. Sul suo dossier figurava tuttavia la menzione «SIC», ovvero: atto a pilotare, ma deve essere sottoposto a regolari controlli medici. Di controlli medici regolari però non ve n'è traccia. In base ai documenti che ha potuto consultare Bild, Lubitz è stato sottoposto a un solo test psicologico nel 2013, quello di routine per tutti i piloti neo assunti.
Ieri uno psicologo incaricato dagli inquirenti tedeschi ha recuperato e consultato l'intero dossier Lubitz in mano all'Autorità tedesca di supervisione del trasporto aereo, prima di trasmetterlo alla giustizia francese incaricata dell'inchiesta. Si aspettano anche i risultati dell'analisi del computer requisito nella casa dei genitori a Montabaur, dove Andreas continuava ad abitare soprattutto quando non lavorava.
LA SECONDA PERQUISIZIONE Ieri in serata la polizia ha svolto una seconda perquisizione nella casa di Düsseldorf, uscendo con altri sacchi e scatole di documenti. Per ora nessuna lettera, nessun documento, nessun «testamento» è stato ritrovato tra le sue carte, né materiale politico o «indice di un contesto terroristico», come ha precisato il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maizière.


Lufthansa rischia di pagare 320 milioni di risarcimenti. Airbus, le bugie del copilota: trovato il certificato medico stracciato. La Germanwings: «Non ci aveva detto niente» .

GLI INDENNIZZI
Il disastro dell'aereo della Germanwings caduto nel sud della Francia costerà caro a Lufthansa e ai suoi assicuratori. Al momento il conto supera i 34 milioni di euro, ma la cifra è destinata a lievitare con il passare dei giorni e con l'arrivo delle richieste di risarcimento danni che verranno presentate dai familiari delle vittime.
Il conto potrebbe avvicinarsi ai 320 milioni di euro nel caso in cui la responsabilità venisse addossata al suicidio del pilota. Al momento l'unica cosa certa è che la compagnia aerea, in base alla Convenzione di Montreal del 1999 che costituisce la cornice internazionale di regole sul trasporto aereo, ha l'obbligo di risarcire per le vittime circa 145.000 euro a persona: considerato che sull'A320 della Germanwings sono morti tutti i 144 passeggeri, si arriva a 21 milioni.
PRIMO VERSAMENTO Un esperto citato dal Guardian si dice scettico che Germanwings si trovi a dover pagare più della soglia stabilita dalla Convenzione di Montreal, a meno che non venga provato che la compagnia sapeva prima del volo che il co-pilota era a rischio. Allianz, che è la capofila delle compagnie che assistono Lufthansa sul fronte assicurativo, ha già versato alla compagnia mercoledì, 24 ore dopo il dramma, 6 milioni di euro per la perdita dell'A320. Lufthansa ha fatto sapere di aver già messo a disposizione dei parenti delle vittime fino a 50 mila euro a passeggero come prima risorsa finanziaria per superare questi mesi di difficoltà. Mettendo quindi in conto una cifra fino a 7,2 milioni per i 144 passeggeri. A tutto questo si aggiunge l'incognita delle cause dei familiari.
Nel caso in cui, poi, si dovesse stabilire che la responsabilità è del suicidio del pilota, secondo un esperto dello studio londinese Stewarts Law, la compagnia aerea è totalmente responsabile di una compensazione illimitata, un costo stimato intorno ai 320 milioni di euro. Nel frattempo, il sindacato dei piloti di linea francesi ha annunciato una querela contro ignoti per la «fuga di notizie» nell'inchiesta del Bea (Ufficio inchieste e analisi dell'aviazione) all'origine delle rivelazioni del New York Times. Poche ore dopo la conferenza stampa del Bea, in cui non fu fatta menzione ai giornalisti sui risultati dell'analisi della scatola nera, il giornale americano uscì con le notizie che attribuivano l'origine della sciagura alla decisione del copilota di far schiantare l'aereo.


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