Incontro a quattr'occhi tra Letta e i tre segretari. Domani nuovo summit: il governo presenterà una bozza concreta. Il premier: fare presto
ROMA. Alla fine, si è partiti con il piede giusto per trovare un accordo con le controparti sociali sulle pensioni entro dieci giorni. Un'ora a quattr'occhi tra i segretari generali delle tre confederazioni sindacali e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta deve essere servito più alle soluzioni da trovare, dell'avvio roboante della trattativa sulla riforma previdenziale.
Prossimo appuntamento domani giovedì alle 15. Quando, però, Guglielmo Epifani (Cgil) ha tentato di convincere i giornalisti che la delegazione sindacale si era trattenuta molto tempo con Letta «solo per definire le date dei prossimi incontri», non ha convinto nessuno.
La verità è che mentre la Confindustria ha sostenuto che mantenere lo scalone fa bene al debito pubblico e che le ore di straordinario dovrebbero essere senza contributi, i sindacati avevano molti rospi in gola, a cominciare dalle cifre che ancora una volta il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, non presente alla riunione, aveva fatto circolare sui giornali sui costi dell'abolizione dello "scalone" (l'innalzamento da 57 a 60 anni dal gennaio prossimo anche con 35 anni di contributi, come aveva deciso il precedente governo). «Con questi colpi bassi» ha polemizzato Raffaele Bonanni «la trattativa non si fa e tutto finisce male». Una nota di Palazzo Chigi ha definito il clima del governo «di profonda irritazione» per la diffusione delle cifre che vengono date dal ministero dell'economia.
Il clima si è però rapidamente rasserenato. «C'è più ragionevolezza da parte del governo - ha detto Bonanni - perché si parla di scalini, ma di scalini incentivati». Si è poi cominciato a trovare un'intesa sulla unificazione degli enti previdenziali, mettendo a fuoco alcuni risparmi e alcune sinergie. «Ad esempio», ha detto Epifani, «siamo d'accordo sull'unificazione delle sedi e sul fatto che qualsiasi riassetto deve tener presente una direzione strategica fatta di rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro». Per quanto riguarda i costi dello scalone, Epifani ha ricordato che lo 0,3 per cento sui contributi dei redditi dei lavoratori danno un'entrata all'erario di un miliardo l'anno «quindi a mio parere i soldi per l'abolizione dello scalone ci sono già e non se ne deve parlare più».
Per Epifani un'eventuale intesa tra Governo e sindacati deve passare «prima al Consiglio dei Ministri»; essa andrà prima recepito in «un unico decreto», quindi si passerà alle «consultazioni» tra i lavoratori.
Passi avanti, quindi, soprattutto per quel che riguarda l'unificazione degli enti previdenziali, che i sindacati continuano ad ostacolare, ma che sono disposti a verificare. «Se avessimo un unico centro di controllo, sarebbe anche più possibile», ha detto Bonanni, «quella politica di premio alle aziende virtuose che pagano i contributi e la penalizzazione di quelle che non lo sono. Inoltre possiamo unificare gli sportelli al pubblico. Tutti i grandi paesi europei hanno più enti. Con questi accorgimenti però, potremmo risparmiare due miliardi e mezzo in quattro anni». I sindacati hanno anche ottenuto un aumento di dieci punti dell'indennità di disoccupazione. Quanto all'innalzamento delle pensioni più basse «certo la cifra ci sembra piccola, ma contiamo sulla possibilità di avere una riforma strutturale per rivalutare tutte le pensioni, anche quelle più alte», hanno detto. L'età pensionabile «non è argomento di trattativa», ha tagliato corto Luigi Angeletti (Uil) per tre motivi: il primo è che il governo deve accettare che i lavoratori non sono tutti eguali, il secondo è che deve essere fatto salvo il principio della scelta individuale, il terzo che per continuare a lavorare oltre i requisiti della pensione «bisogna usare incentivi». «Noi siamo dell'opinione che bisogna rendere possibile anche lavorare oltre i 40 anni di contributi - ha insistito Bonanni - ma con un ragionevole vantaggio sulla pensione».