L'AQUILA. Per un giorno capitale. L'Aquila ha vissuto la sua giornata particolare. Non per il caldo torrido, che non t'aspetti nella città che si guadagna per 11 mesi l'anno la palma di "frigorifero d'Italia" nei bollettini meteorologici. Ma per la presenza contemporanea della prima e seconda carica dello Stato.
Alla manifestazione della Guardia di Finanza, ieri mattina, c'erano, infatti, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il presidente del Senato Franco Marini. Autorevole anche la rappresentanza governativa: dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa a quello delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro a quello all'ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio al sottosegretario Giovanni Lolli.
Una giornata importante. Storica per il capoluogo d'Abruzzo eanche per il Paese. Lo schieramento di autorità ha sancito la ricucitura dello Stato con uno dei suoi corpi quello della Guardia di Finanza, che all'Aquila ha una delle strutture migliori. Suturata la ferita Visco-Speciale, davanti ai sindaci abruzzesi, nel salone Michetti del palazzo regionale il Capo dello Stato ha pronunciato un discorso che segna il cammino della presidenza Napolitano.
«Sono preoccupato per le sorti delle nostre istituzioni, che non funzionano come dovrebbero» ha detto rivolto ai sindaci il presidente Napolitano. «Di questo stato di cose dovrebbero preoccuparsi sia la maggioranza sia l'opposizione. Occorre un clima più costruttivo, e questo non significa in alcun modo limitare il diritto dell'opposizione di chiedere un cambiamento del governo. Il clima costruttivo si realizza facendo ciascuno la sua parte collaborando a far funzionare le istituzioni».
Proprio il riconoscimento reciproco tra maggioranza e opposizione è il primo passo che Napolitano auspica. «So bene» ha infatti osservato il presidente «che molto spesso nelle Regioni, nei Comuni si riesce a realizzare un clima di rispetto reciproco» ha aggiunto, facendo una confronto con lo scenario politico nazionale arroventato di polemiche quotidiane.
Prima di avviare una riflessione importante sulla distanza che si è creata tra cittadini e istituzioni, come conseguenza degli alti costi della politica, Napolitano si è soffermato sul caso Abruzzo. «Sono felice di ascoltare» ha detto con riferimento all'intervento di Del Turco «che l'Abruzzo ha ripreso a cresce. Ricordo bene che questa è sta la prima regione ad uscire dall'Obbiettivo 1, da quel sistema di sostegni europei che ne avevano accompagnato la crescita. Ricordo i timori, le preoccupazioni che arrivavano da questa terra. So bene che sono stati pagati prezzi. Ecco perché la ripresa che si manifesta oggi nel tessuto economico abruzzese la considero un fatto importante. Che l'Abruzzo torni a camminare con le proprie gambe mi fa molto piacere. Perché rappresenta un segnale anche per l'intero Mezzogiorno».
Napolitano ieri era alla prima uscita pubblica dopo l'incontro con i leader della Cdl, Berlusconi, Fini e Bossi. A loro ha manifestato la preoccupazione per lo stato dei rapporti opposizione-maggioranza. Clima di scontro perenne che non aiuta a creare le condizioni «perché in parlamento vengano affrontate alcune questioni importanti».
Il "decalogo" del Capo dello Stato parte dal riavvicinare il rapporto istituzioni cittadini. La stra che indica è quella della sfoltimento degli enti: «Spesso inutili, che finiscono per generare confusione e duplicazioni di competenze» fra gli enti locali, fra Comuni e circoscrizioni. E proprio ai consigli di circostrizione l'invito «perché gli incarichi di consiglieri tornino ad essere volontari, non retribuiti».
Da qui la proposta del Capo dello Stato alle forze politiche per arrivare a «una rivisitazione dell'architettura istituzionale. A livello locale ci sono troppi livelli decisionali. Enti che si pestano i piedi l'uno con l'altro. Troppe società e aziende pubbliche». Un passaggio questo del discorso presidenziale che è stato sottolineato dall'applauso più lungo che è partito dalla platea, formata per la gran parte dai sindaci. In sala se ne contavano circa 150, degli oltre 305 invitati.
Il federalismo fiscale, il presidente è per «un'approvazione rapida» delle norma che avvia il processo. «So che c'è un disegno di legge pronto. E dico che occorre approvarlo subito, completando quel percorso costituzionale, avviato con la modifica del titolo V della costituzione».
Un passaggio questo che sarà suonato come musica celeste alle orecchie del capo della Lega, Bossi. E proprio sulle polemiche e i tentativi di tirare per la giacca il presidente della Repubblica negli scontri politici che stanno avvelenando la scena politica italiana, Napolitano ha illustrato quella che sarà la sua rotta, o meglio la bussola che orienterà e già orienta il suo settennato. Fedele alla carata costituzionale ha detto: «Vi confesso di non essere turbato per un po' di punzecchiature sul mio modo di operare. L'ho detto già, so benissimo che sono le incognite del mestiere. Nel nostro ordinamento il presidente della Repubblica non ha poteri di governo e perciò al presidente non si può chiedere di fare quel che non deve fare, né con un governo, né con un altro. L'istituzione deve avere il senso dei propri limiti, dei propri poteri fissati innanzitutto dalla costituzione».
L'ultimo messaggio arriva quando il presidente ricorda le vecchie battaglie portate avanti con «l'amico Del Turco». «Sarà mio compito» ha concluso Napolitano «mettere in evidenza anche temi che rischiano di essere oscurati. A cominciare dalla sicurezza sul lavoro».