MOSCA. Aeroflot intende andare fino in fondo nell'asta per gli asset di Alitalia in mano al Tesoro italiano, che vede la compagnia di bandiera russa, in cordata con Unicredit, in gara contro l'alleanza Air One-Intesa San Paolo e contro gli americani di Matlin Patterson Global Advisers (Mpg). La portavoce Irina Dannenberg ha seccamente smentito le "gole profonde" che anche ieri, attraverso l'agenzia Interfax, hanno pronosticato l'annuncio a breve di una marcia indietro. «Il direttore generale Valeri Okulov - ha aggiunto Dannenberg - ha illustrato al nuovo consiglio di amministrazione un rapporto sullo stato dell'operazione». Che molti dubbi serpeggino in casa russa, non è comunque un mistero: lo stesso Okulov, nei giorni scorsi, aveva sottolineato che le condizioni poste dal governo italiano puntavano «all'ottimizzazione dei profitti» e che andavano quindi «esaminate con attenzione». Ma a spingere perchè l'affare vada in porto, sostiene parte della stampa russa, è lo stesso Cremlino, secondo il quale «i vantaggi politici dell'operazione superano di gran lunga gli svantaggi economici». Anche ieri un autorevole esponente del governo, il ministro dell'energia e industria Viktor Khristenko, ha sottolineato che sarebbe «felice se le condizioni soddisferanno l'offerta e Aeroflot enterà nel mercato italiano». Il gioco delle "gole profonde", stando ad alcuni quotidiani economici, sarebbe quello di spingere anche la compagnia di Carlo Toto a ritirarsi, per far saltare l'asta e ottenere una nuova gara a condizioni migliori: interpretazione che però si scontra con le indiscrezioni degli ultimi giorni - secondo le quali Air One avrebbe già coinvolto un pool di banche nel finanziamento dell'operazione Alitalia - e con il rientro in lizza (giudicato solo formale dai bene informati) di Mpg. Aeroflot rischia comunque una sovraesposizione, pur essendo reduce da anni di "vacche grasse" e bilanci chiusi in attivo: si è impegnata in un massiccio riammodernamento della sua flotta, con l'acquisto di apparecchi Airbus e trattative aperte con Boeing, sta investendo nella costruzione di un proprio terminal, ha espresso interesse per l'acquisto del 75% della compagnia serba Jat, molto più piccola e meno problematica dell'azienda italiana.