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Data: 26/06/2007
Testata giornalistica: Rassegna sindacale
Pensioni e Dpef. Il governo sceglie lo sviluppo

Un Padoa-Schioppa inatteso. Aumenta le risorse per le pensioni e gli interventi sociali, accontenta la sinistra del governo e promette che strapperà il via libera dell'Unione europea sull'equilibrio dei conti. Se le indiscrezioni filtrate dal vertice tra governo e maggioranza sul Dpef saranno confermate nella trattativa sulle pensioni coi sindacati, e al momento della presentazione ufficiale del Dpef il 28 giugno, allora si tratta di una svolta vera e propria. Che mette in campo risorse "non per il risanamento" - come ha spiegato oggi la capogruppo dell'Ulivo al Senato Anna Finocchiaro - ma per lo sviluppo. In totale 6 miliardi di euro, comprensivi dei 2,5 già previsti con l'extragettito fiscale. Un bottino (ma, ripetiamo, sono ancora indiscrezioni) che scaturirebbe dall'aumento, nel Dpef, della stima programmatica del deficit/Pil 2007 dal 2,3% al 2,5%, il che libererebbe 6 miliardi di euro (lo 0,4% del pil) visto che nel 2007 il tendenziale effettivo non dovrebbe superare il 2,1%.

Il Dpef sarà presentato giovedì, mentre da settembre (probabilmente con decreto legge) saranno aumentate le pensioni basse per 2 milioni di pensionati tramite una "una tantum" di 250 euro. Il governo lo ha confermato a Cgil-Cisl-Uil nell'incontro ad hoc di ieri. Dall'anno prossimo, invece, i pensionati si dovrebbero trovare 40 euro in più al mese: gli aumenti sarebbero accompagnati da una rivalutazione annuale dei loro trattamenti. Dovrebbe anche aumentare l'assegno per gli incapienti. E poi sono confermati 600 milioni per i giovani (riscatto della laurea, contratti precari ecc.) e altri 600 milioni per gli ammortizzatori sociali Si prevedono, a quanto si apprende, risorse anche per le Fs e l'Anas, il Global Found per la lotta all`Aids, e circa 1 miliardo per ripianare il buco del 'comma 507' sul taglio da 4,5 miliardi ai ministeri previsto in Finanziaria che non ha prodotto i risultati sperati. Di sgravi Ici invece si parlerà in Finanziaria.

Le risorse per il superamento dello scalone Maroni, invece, dovrebbero essere recuperate tramite operazioni di razionalizzazione della spesa, tra cui l'accorpamento degli enti previdenziali (il cosiddetto Superinps). Ma sull'argomento il governo attende la risposta dei sindacati nella trattativa no stop che inizia oggi. L'ipotesi in campo resta quella di far scendere l'età minima pensionabile, a partire dal 2008, dai 60 anni previsti dallo scalone Maroni a 58 anni, accorpando le finestre d'uscita e attivando meccanismi di incentivazione relativamente non all'età anagrafica ma alla contribuzione, e lasciando invariate le norme attuali per i lavori usuranti. La riforma costerebbe circa un miliardo di euro l'anno, ma solo alcune decine di milioni nel 2008. Mentre sembra ormai certo che per la revisione dei coefficienti di trasformazione si rimanderà all'esito dei lavori di una 'commissione ad hoc'.

Sempre che sia questa la proposta definitiva del governo, resta da vedere se i sindacati l'accetteranno. Dopo gli alti e bassi della scorsa settimana, sabato, alla festa nazionale della Cisl, il dialogo sembra aver trovato nuovo respiro, col sottosegretario Letta che adoperava toni molto ottimistici per commentare la trattativa. Non si è però ancora dissipata la diffidenza dei sindacati nei confronti del ministro dell'Economia dopo l'ultimo round del 21 giugno scorso. Forse, però, se il "nuovo" Padoa-Schioppa si confermerà anche coi sindacati, un accordo si potrà trovare.

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