PESCARA - Diciannove, non sempre montane, molto più spesso collinari oppure montane sì ma parzialmente, qualche volta con vista mare, sette chilometri e ti tuffi. Oppure con città grandi e autoufficienti, come Avezzano e come Sulmona o come Penne, e va bene che l'Abruzzo è regione montanara ma diciannove sono una cifra. Eppure non bastano perchè le comunità montane servono eccome, servono non solo per valorizzare il territorio che è mestiere loro ma soprattutto come premio di consolazione, contentino o cuci-bocca per portaborse scontenti, per reggipanza delusi o per quelli che soccorrono il vincitore quando sono sicuri che vincerà. E costano l'iradidio, otto milioni l'anno, perchè ogni comunità è composta dal presidente e da un numero variabile di componenti: quattro per le comunità con popolazione fino a 15.000 abitanti, sei fino a 30.000, otto per quelle che superano i 30mila abitanti. E poi c'è l'organo rappresentativo che è composto dai membri indicati dai consigli e se si considera che ogni Comune può delegare tre membri, si capisce che è uno sproposito, un'infinità di gente pagata molto spesso per fare poco e niente con gettoni di presenza e rimborsi. Mentre agli assessori e al presidente va un'indennità rapportata alla popolazione della comunità, pari allo stipendio di un sindaco di una città di uguali dimensioni. Non solo: le indennità raddoppiano se il presidente o gli assessori si mettono in aspettativa dal proprio posto di lavoro. Esempio: i presidenti delle comunità montane abruzzesi possono incassare da 2.169 euro al mese fino a 4.132 o a 5.010 quelle più grandi e la stessa cifra può raddoppiare.
Un'overdose di denaro e di potere che è una vera e propria associazione a proliferare, perchè le comunità montane possono costituire società pubbliche o miste con relativi cda, e quindi altri costi e altri personaggi che campano all'ombra della politica. O della sua caricatura ingorda e grassa: non a caso le comunità diventano spesso strumento per regolamento di conti, con giunte trasversali e Ds che governano insieme ad An e via inciuciando. La montagna però è sacrosanta, e le comunità potrebbero essere una cosa seria se non fossero troppe e non ci fossero doppioni come le comunità dei parchi o le Unioni di Comuni. Che in Abruzzo sono sette (Marsica est, Unica, Unione del Sinello, Città della Frentania e costa dei trabocchi, delle colline teatine, della Marrucina, città territorio Val Vibrata). Alle casse pubbliche, stipendi e rimborsi a parte, le comunità montane in Abruzzo, che ha una superficie montana di 702.794 ettari, nel 2006 sono costate 8.237.060,58 euro di contributi, pari a 22,89 euro per ogni residente. In pratica 11,72 euro di contributi erariali per ettaro. I dipendenti delle comunità, escluse le cariche elettive, sono 132, pagati a parte naturalmente. Ma c'è stato anche un altro anno horribilis come ricorda il presidente dell'Uncem (associazione cui aderiscono le comunità montane, i consorzi di bacino,i consorzi di bonifica, i consorzi forestali), Giovanni Venditti, quando alle comunità arrivarono 300 miliardi delle vecchie lire. «Certo, la riforma ci vuole, ma non solo per le comunità montane - dice il presidente - Noi siamo l'ultima ruota del carro. Ridurle significa anche attribuire alle comunità nuove e più importanti competenze». Come la gestione dell'acqua e dei rifiuti, dice Venditti, che ora si contendono tutti. Perchè mica è detto che le comunità montane non funzionano, «certo, le pecore nere ci sono dappertutto», ma loro nella Marsica hanno messo una pezza a un problema grosso come una casa. «Come quello che si è presentato quando la Regione ha dirottato sugli ospedali la distribuzione di farmaci importanti»: l'assessore Mazzocca finì a "Mi manda Rai tre" e se lo mangiarono vivo, come facevano i vecchietti a sobbarcarsi chilometri di strade di montagna per salvarsi la vita? «Facevano con i servizi sociali allestiti dalla comunità montana - spiega Venditti - Peccato che la Regione non ci abbia pensato a delegare alle comunità il servizio di distribuzione. Noi nella Marsica l'abbiamo fatto, ma di nostra iniziativa».