Il documento del governo che presentiamo qui a lato merita di essere discusso in maniera approfondita perché potrebbe segnare un'inversione significativa della logica con la quale sinora si è governato il tpl. Una premessa è d'obbligo, la bozza dovrà essere discussa con le parti, quindi inserita (vedremo come) all'interno del Dpef e infine trasformato in norma dalla prossima legge finanziaria. Una strada lunga e irta, e quindi passibile di inversioni e ripensamenti, stante la cronica scarsità di risorse finanziarie. Detto ciò, vale la pena discutere nel merito un paio di questioni. La prima, quella della concorrenza, che pare sia il feticcio irrinunciabile di questa maggioranza (alla faccia del cancelliere Angela Merkel). Il do ut des fra concorrenza e risorse aggiuntive è chiarissimo e non necessità di ulteriori commenti. Le regioni e gli enti locali accettano il parere di un'autorità (che non è ancora chiaro se avrà potere sanzionatorio) e in cambio incassano un paio di centesimi in più di accise. La seconda questione è quella dei corrispettivi e del rapporto costi/ricavi. Numerosi interlocutori hanno segnalato come criticità il rapporto del 35% dei costi coperti dai ricavi fissato dalla legge 422. Il governo ne ha preso atto e ha delegato alle regioni il compito di fissare percentuali diverse. Può essere un potente incentivo a migliorare le performances. O a peggiorarle. Pessimisti come siamo, propendiamo per la seconda. Infine, i corrispettivi. Giusto adeguarli all'inflazione e creare criteri di premialità. Ma occorrebbe anche collegare la premialità, e quindi i corrispettivi, alle perfomances. Non ci sarebbe bisogno di scomodare la concorrenza.