Lo scalone continua a dividere governo e sindacati.Il ministro Damiano convinto: un accordo si troverà. Il presidente della Camera: «Socialmente intollerabile». Il sindaco di Roma: «Inevitabile, la vita si è allungata»
ROMA. Resta la grande incognita delle pensioni, che fa consumare un duro scontro a sinistra: Veltroni contro Bertinotti, D'Alema contro Epifani. Il ministro del Welfare Cesare Damiano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta - nelle vesti di gran mediatore - continuano a sostenere che basta mettersi d'accordo su come superare lo "scalone" (età pensionabile dal 1 gennaio da 57 a 60 anni con 35 anni di contributi, secondo la legge del precedente governo) per far quadrare il cerchio. I sindacati sono d'accordo sul fatto che si arrivi a 58 anni l'anno prossimo. E poi? «Bertinotti - riferisce il suo portavoce Fabio Rosati - in tema di pensioni e di un eventuale aumento dell'età pensionabile ha sempre ritenuto che ciò avrebbe creato un impatto di intollerabilità sociale. Su questo punto il presidente della Camera si è espresso chiaramente a più riprese, tanto che non c'è bisogno di ulteriori spiegazioni».
Non sono su questa linea però i dirigenti della maggioranza. Il candidato alla leadership del Partito democratico Walter Veltroni sostiene che la cosa più urgente da affrontare è il lavoro e quindi la precarietà del lavoro. «C'è un grande squilibrio - ha detto - nel sistema pensionistico italiano che deve essere fronteggiato con una grande quantità di risorse da spostare sulla lotta alla precarietà. Il tempo di lavoro deve essere allungato perchè l'aspettativa di vita è più lunga».
I sindacati sarebbero d'accordo ad aumentare l'età di pensione su base individuale e di scelta. Nel senso che chi arriva ad avere tutti i requisiti per andare in pensione e continua a lavorare, dovrebbe avere contributi più congrui, cioè una pensione più alta, anche se ha accumulato quaranta anni di contributi. I famosi "incentivi", insomma, sbloccherebbero il negoziato. Prodi in un'intervista radiofonica parla di «premiare chi resta al lavoro». E il ministro degli Esteri Massimo D'Alema sostiene che i soldi per «cancellare lo scalone non li abbiamo e, anche se li avessimo, sarebbe sbagliato metterli in un'operazione di questo tipo». Cose dette ad Epifani durante un faccia a faccia a Serravalle Pistoiese. Replica dura del segretario Cgil: «Il programma del centrosinistra parla di abolizione dello scalone: capisco che i programmi elettorali non sempre possono essere rispettati ma una certa coerenza dovrebbe essere mantenuta... e non parlerei di privilegio per un operaio che lavora 35 anni e va in pensione con 1000 euro al mese. Avrei un'altra idea di privilegio: cioé che vadano colpite le caste anche del sistema politico».
Anche l'ipotesi di procedere con "scalini" a mix tra età e contributi facendo una somma di 95 o 97 sembra al governo una soluzione troppo salata. Il fatto è che la libertà di scelta non è stata contemplata negli accordi con la Ue, la quale invece ha dato direttive per allungare gradualmente l'età di corresponsione della pensione. Il ministro Cesare Damiano invece vuole chiudere la partita e innanzitutto decidere a chi devono andare i 900 milioni di euro destinati per decreto ad aumentare l'assegno di ottobre ai pensionati minimi. Secondo il ministro la platea può variare da due a tre milioni di persone.
Il ministro, assieme ai sindacati, ha fretta. «Il governo - ha detto ieri - ha compiuto una svolta sociale evidentissima perchè vengono destinati 2,5 miliardi di euro allo stato sociale e alla competitività». Inutile anticipare le date di convocazione «che poi si creano illusioni o delusioni. Però certo noi vogliamo avere un quadro complessivo», ha concluso il ministro. E nel quadro ci sono i metalmeccanici, disposti allo sciopero duro.