Si è parlato di recente del positivo avvio di un'opera infrastrutturale che l'Abruzzo aspettava da decenni, quale il raddoppio della ferrovia Pescara-Roma, e se n'è parlato con un larvato senso di attribuirne il merito alla sinistra (presidente Del Turco, Filt-Cgil) e ciò ormai fa parte del gioco politico, ma se n'è parlato in modo impreciso. Riportiamo quindi l'argomento nell'alveo del suo significato.
Per la relazione ferroviaria Pescara-Roma già nella passata legislatura regionale su interessamento dell'allora assessore Amicone presso l'ente ferroviario, si provvide inserendola nella delibera Cipe n. 85/2002 alla redazione di uno studio preliminare di fattibilità. La notizia recente è la sua inclusione in uno schema di delibera del ministro Di Pietro in cui si prevede un finanziamento di 1.098 milioni di euro per la predetta opera. Ma è doveroso cogliere due aspetti fondamentali: il finanziamento riguarda il territorio laziale, tant'è che nel documento del ministro Di Pietro l'opera viene esattamente indicata a favore della Regione Lazio per il raddoppio della relazione ferroviaria Roma-Pescara (e non Pescara-Roma); la somma prevista a mio modesto parere, andanto tutto alla grande, consentirà la redazione del progetto esecutivo e qualora dovesse rimanere disponibile qualche euro si potrà realizzare il raddoppio per meno di dieci chilometri.
In buona sostanza quell'intervento è totalmente voluto e finalizzato ad alcune situazioni romane che ha grossi problemi per l'enorme numero di autoveicoli che entrano giornalmente nella città rendendo la situazione sempre più insostenibile e quindi si prevede, nel caso specifico, di attestare il traffico veicolare ad una ventina di chilometri prima dell'ingresso a Roma per poi predisporre treni navette veloci e frequentissimi di cui obbligare l'utilizzo rendendo in qualche modo obbligatorio il trasbordo di utilizzatori di vetture e autobus provenienti dall'Abruzzo.
Certamente per il Lazio e per Roma un'ottima iniziativa, ma non pare giusto raccontare che ciò aiuta e rende più agevole le problematiche del pendolarismo abruzzese che sarà sempre più abbandonato a se stesso.
Carlo Spadaccini Pescara