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Pescara, 15/05/2026
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03/07/2007
L'Unit
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Pensioni, proposta Damiano. Sindacati: «Riprenda il tavolo». Cgil, Cisl e Uil: «Bene Damiano, riparta subito il confronto» |
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Può arrivare fino al 3 per cento in più, per ogni anno lavorativo, l'incentivo per chi decide di restare al lavoro pur avendo raggiunto i requisiti per la pensione. È questa una delle ipotesi in campo su cui sono al lavoro i tecnici per sbloccare la trattativa sulla riforma delle pensioni, che ripartirà in settimana. Lo ha fatto sapere il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, che ha precisato: «Partiremo dal tema delle pensioni basse, perchè dobbiamo individuare la platea dei beneficiari».
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, esprimono «apprezzamento» per le considerazioni manifestate lunedì dal ministro Damiano, considerazioni che «si muovono nel solco delle proposte avanzate dal sindacato al tavolo della trattativa con il governo». E ritengono necessario «riaprire rapidamente» il confronto, a partire dal tema del miglioramento economico per le pensioni più basse, per «arrivare a chiudere al più presto l`intero `pacchetto` dei problemi rimasti ancora aperti». I tre leader sindacali si sono incontrati oggi per fare il punto della situazione dopo il varo del Dpef. I segretari esprimono una valutazione positiva sul Documento di programmazione economico e finanziario «perché rappresenta, se confermato dalla prossima legge finanziaria, uno spostamento di risorse verso lo sviluppo e gli investimenti. Contemporaneamente si manifestano i primi segni di politica redistributiva a favore delle pensioni basse, degli ammortizzatori e dei giovani».
La proposta di mediazione prevede l'introduzione al posto dello scalone di un solo "scalino" con aumento da 57 a 58 anni nel 2008 e poi, per chi resta, tre anni di incentivi dall'1 al 3 per cento in più rispetto all'assegno della pensione.
Secondo indiscrezioni, l'incentivo - la cui entità ancora non è stata decisa - potrebbe infatti variare da un minimo dell'1 per cento a un massimo del 3 per cento e tra le ipotesi, c'è anche quella di prevedere una progressività dell'incentivo, ossia far pesare gli anni successivi di anzianità lavorativa più del 2 per cento: quindi,ad esempio, il 3 per cento il primo anno di ritardo, il 4 per cento il secondo, il 5 per cento il terzo. Ottimisti i sindacati: «La proposta di Damiano? Può portarci all'accordo», ha detto il segretario generale aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta. Non si sbilancia invece Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil: «Questa è una proposta che viene dal sindacato sulla quale quindi saremmo disponibili al compromesso, se la Ragioneria di Stato non chiedesse verifiche matematicamente impossibili. Non si può pretendere che questo sistema dia gli stessi risultati dello scalone Maroni a regime». Da parte della Uil, applausi all'apertura del governo sull'ipotesi di introdurre incentivi per chi decide di restare al lavoro. Il segretario confederale Domenico Proietti valuta «positivamente» che si sia «fatta strada l'idea di lavorare sugli incentivi per elevare l'età pensionabile» ma, precisa, «aspettiamo una proposta formale del governo».
Laconico invece il Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero: «Il nostro programma prevede l'abolizione dello scalone. Quindi mi va bene qualsiasi ipotesi che sia molto, molto, molto vicina ai 57 anni. Per adesso non ne ho sentite e quindi sono molto preoccupato». Per il Ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, «avere un sistema pensionistico che penalizza i giovani significa rompere un equilibrio, che non esiterei a definire ambientale».
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