ROMA «La strada è ormai in discesa»: negli ambienti sindacali l'ammissione è assai discreta per quanto verosimile. Uscita a 58 anni più incentivi? Si può fare, sempre che vi sia il via libera del governo. Cgil, Cisl, Uil, in una nota congiunta, «apprezzano», ma proprio per questo chiedono «di riaprire immediatamente il confronto». In fondo, l'obiettivo delle confederazioni era e resta individuare un'intesa che alzi sì l'età pensionabile, attraverso gli incentivi, ma senza più l'assillo del "superscalone" automatico a 62 anni se i conti non dovessero tornare nel 2010, quando sarebbe prevista la verifica sugli eventuali risparmi. Puntuale il commento della cigiellina, Morena Piccinini: «E' la nostra proposta, non possiamo che giudicarla positivamente».
La Cisl, del resto, è soddisfatta: ha incassato la rivalutazione delle pensioni minime e degli ammortizzatori sociali; la Uil potrebbe vantare il "salvataggio" dei pensionandi con i lavori usuranti; la Cgil potrebbe ritrovare compatezza. Più precisamente, il sindacato di corso d'Italia, eviterebbe una pericolosa implosione, sotto la pressione della sinistra radicale da una parte e dell'ala riformista dall'altra. L'acceso botta e risposta di venerdì scorso tra Epifani e D'Alema aveva fotografato al meglio la divaricazione della sinistra in tema di previdenza. «E comunque la sortita del ministro degli Esteri ha permesso all'ala riformista della Cgil di tirar fuori la testa», commenta un sindacalista di spicco. Di contro la frangia più agguerrita della confederazione - quella che respinge ogni ipotesi di "scaloni" e "scalini" - ha perso slancio.
Non ci sarà nessuna resa dei conti. Tanto meno un cambio della guardia al vertice della più potente organizzazione sindacale. «E poi - precisa Giorgio Cremaschi, il duro dei metalmeccanici della Fiom - nel direttivo Epifani gode ancora di una larga maggioranza. Certo una eventuale sconfitta aprirebbe una crisi interna». «Comunque - sottolinea Cremaschi - rilevo che con il governo di centro-destra il sindacato era riuscito a bloccare la cancellazione dell'articolo 18 mentre con l'esecutivo di centro-sinistra non è riuscito a cancellare nè la legge Biagi nè lo "scalone" Maroni. Al ministro Damiano dico soltanto che ha compiuto un atto di slealtà contro l'elettorato che lo ha votato e che alle prossime elezioni ne terrà conto».
Per la Cgil la via d'uscita prospettata dal ministro del Lavoro (58 anni, incentivi e verifica) è stretta, ma è l'unica praticabile. Del resto l'accordo su queste basi era già pronto mercoledì scorso, poi l'impuntatura dei ragionieri dell'Economia (62 anni in caso di verifica negativa al 2010) aveva bloccato la firma. Sparito il "superscalone" l'intesa può essere sottoscritta perchè forse nessuno tra gli iscritti cigiellini alzerà le barricate contro l'innalzamento di un anno dell'età pensionabile, peraltro accompagnata da incentivi. Anche se il leader Fiom, Gianni Rinaldini, continua a spingere per lo sciopero. Bonanni e Angeletti potranno tirare un sospiro di sollievo per non aver messo a rischio l'integrità sindacale. «Eh sì - commenta ancora un sindacalista di spicco che non fa parte del vertice di corso d'Italia - perchè le difficoltà interne della Cgil ponevano a Cisl e Uil un pesante interrogativo: restare al palo insieme alla riforma della previdenza o andare avanti da soli rischiando di far saltare l'unità?». Una considerazione dietrologica. Come se l'intesa fosse ormai soltanto un atto formale.