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Pescara, 15/05/2026
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Data: 04/07/2007
Testata giornalistica: Trambus
Perché invidiamo lo sceriffo Catricalā di Maurizio Sgroi

Lo sceriffo Catricalā, patron dell'Antitrust, ha tutta la nostra simpatia e anche un pizzico di invidia benevola. Fa un lavoro (ben retribuito) che lo mette al riparo da qualunque tentazione politica e insegue la splendida utopia della terzietā, o dell'oggettivitā, che ricorda il sogno scientifico dell'Ottocento. Discetta di libero mercato con la stessa perizia con la quale il prete officia il culto e, a ben vedere, lo invidiamo anche per questo: per la sua mancanza di dubbi. E pazienza se poi, quando si spinge a parlare di servizi pubblici locali e, in particolare di trasporti, la fede nella concorrenza l'acceca e gli fa dire qualche stupidaggine. Come quella che nel trasporto pubblico le aziende comunali, nate e cresciute sotto l'ombrello degli enti locali, invece di competere come dovrebbero godono di un'invidiabile rendita di posizione. Che non si capisce poi a cosa serva, questa rendita, visto che di profitto neanche se ne parla (e il profitto č il complementare dei costi nella teoria della concorrenza) e i prezzi sono amministrati come ai tempi della tessera annonaria. Quanto poi all'osservazione che i comuni regolamentano il servizio e poi lo danno in gestione a una propria azienda, violando il principio della neutralitā e quindi cedendo al conflitto di interessi, sfidiamo qualunque azienda privata a gestire il servizio pubblico senza fare la fine di Londra, dove dopo anni di elogio della concorrenza lo Stato si č dovuto affrettare a riprendersi la metropolitana per evitarne un tragico cupio dissolvi. Quindi vorremmo dire al nostro sceriffo: caro Catricalā, la teoria č una bella cosa, ma dovrebbe anche valere la presunzione di realtā. Almeno ogni tanto.

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