ROMA. Alle 11,30 di domani i sindacati sperano di riprendere la trattativa per portare a casa nel tempo più breve possibile gli aumenti per le pensioni basse. Anche se, nel frattempo, il testo del decreto che a settembre dovrebbe assegnare 900 milioni di euro a circa tre milioni di pensionati, un assegno pari a circa 300 euro l'uno, è stato già steso dal governo (così assicurano i sindacati), i «criteri» sui quali scegliere i pensionati non sarebbero ancora in sintonia.
I sindacati chiedono che punto di riferimento per gli aumenti siano i contributi versati, mentre il governo continua a mettere assieme il problema dell'assistenza e quello della previdenza.
E' stato individuato anche un tetto mensile sotto il quale assegnare l'«una tantum» che sarebbe stato convenuto in 654 euro mesili. Chi sta al di sopra deve aspettare gli aumenti del primo gennaio, quando partiranno le rivalutazioni della somma complessiva di 1 miliardo e 300 milioni di euro. Secondo i calcoli delle organizzazioni dei lavoratori c'è chi prenderà 50 euro in più e chi ne prenderà 29.
Su una cosa, questa sì rivoluzionaria, hanno già convenuto tutti, sindacati e governo. E cioè che tutte le pensioni sotto i 2.200 euro mensili avranno un aggancio all'indice Istat del costo della vita al cento per cento e non più al novanta per cento. Chi beneficia di una pensione superiore può sempre considerare che entro i 2.200 euro mensili la cifra verrà aggiornata al cento per cento.
Fin qui tutti d'accordo. I problemi del riferimento a quanto si è versato con i contributi, fa scoppiare il caso degli autonomi, i quali, a parità di anni di lavoro hanno versato la metà di quello che hanno dato i dipendenti. E da qui nascono le perplessità del governo che invece vorrebbe contemplare anche l'una tantum come forma di assistenza per tutti.
Resta aperta la questione più spinosa, quella dell'abolizione dello "scalone". I sindacati sperano che il premier faccia una proposta quando il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa tornerà da Bruxelles. «Noi speriamo in una proposta unitaria che ci faccia il presidente del Consiglio verso la metà della settimana», dice Silvano Miniati, segretario generale della Uil Pensionati.
E la proposta di arrivare a 59 anni di età e poi passare al mix tra contributi ed età pari a 96? «A noi ancora nessuno ci ha detto niente» risponde il sindacalista «restiamo fedeli all'ipotesi di riuscire ad ottenere degli incentivi e dare la libertà a ciascuno di andare in pensione quando vuole».