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Data: 14/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Gallerati-Cantagallo, Margherita nel mirino. I politici coinvolti: il diessino Savini aveva coordinato la campagna di Finocchio

Gli indagati Diodoro, Tomei e D'Addazio si erano anche ripresentati alle nuove elezioni

MONTESILVANO. Aveva deciso di non ricandidarsi, Marco Savini, ex vice sindaco di Montesilvano con delega al Turismo, ma alla battaglia elettorale non aveva voluto rinunciare e, negli ultimi mesi, aveva lavorato dietro le quinte al coordinamento della campagna elettorale del candidato del centrosinistra Rocco Finocchio. Né aveva rinunciato alla politica, tanto da essere stato tra i papabili alla successione di Massimo Sfamurri alla segreteria provinciale dei Ds.
L'ipotesi aveva fatto storcere il naso a quanti ritenevano che l'ex assessore, indagato nell'inchiesta Ciclone, dovesse farsi da parte. Con l'elezione di Toni Castricone alla guida della Federazione, comunque, Savini entra in segreteria, mentre continua il suo lavoro di avvocato. Ha cominciato a bazzicare la politica a 19 anni, nel 1993, poi nel 1999 è eletto consigliere e nominato (fino al 2002) capogruppo della Quercia. Nel 2004, quando diventa sindaco Enzo Gallerati, lui è vice sindaco, ed è in questa fase, secondo l'ordinanza firmata dal gip Luca De Ninis, che si verificano gli episodi che hanno portato all'arresto. Primo fra tutti, il falso accordo di programma che Savini avrebbe sostenuto, secondo l'accusa, per favorire una parente del diessino Fabrizio D'Addazio.
Gli anni del secondo mandato Gallerati e quelli successivi, in cui regna brevemente, ma con enfasi, Cantagallo sono quelli che gli investigatori stanno esaminando. Due mandati amministrativi in cui, secondo i magistrati, ci sarebbe stata continuità nel sistema di illegalità. Dopo l'arresto di Cantagallo, finisce così nel mirino degli inquirenti anche l'attività del suo predecessore. Quarantatrè anni appena compiuti, capogruppo della Margherita in Provincia, Renzo Gallerati, che da ieri entra ufficialmente nell'inchiesta Ciclone, è il sindaco del doppio mandato e del boom edilizio della città: viene eletto nel 1995, poi di nuovo nel 2004. Sotto il suo governo viene inaugurata la prima «grande opera» della città, il centro di intrattenimento Porto Allegro, che trainerà lo sviluppo dell'area antistante ai grandi alberghi.
La polizia ha bussato alla sua porta attorno alle 6 di ieri, gli agenti hanno perquisito la sua casa, controllato i documenti, senza però portare via nulla. Della vicenda, per ora, Gallerati preferisce non parlare. Secondo l'accusa non avrebbe vigilato sull'attività amministrativa per impedire gli atti di una corruzione che ora è contestata anche a lui. Neppure due settimane fa, assieme all'ex assessore Emilio Di Censo, era stato condannato dalla Corte dei Conti a pagare 4 mila euro a titolo di risarcimento per i danni causati all'erario con l'assuzione in Comune, a tempo determinato, di due persone legate a Di Censo da vincoli di parentela.
Associazione per delinquere, falsità ideologica, corruzione, le stesse accuse che investono Savini, riguardano Attilio Vallescura, ex assessore all'Urbanistica della Margherita, geometra, che nel 1995 era entrato in consiglio comunale con la lista civica di centrosinistra Progetto democratico. Assessore con Gallerati prima, con Cantagallo poi, Vallescura si era dimesso nel settembre scorso dopo la notifica di un avviso di garanzia nell'ambito dell'indagine sulla ricostruzione del PalaRoma relativa a un discusso accordo di programma che secondo la procura era un appalto affidato senza gara. La sua delega era stata riassunta da Cantagallo.
Assieme a Marco Savini, entrano nell'inchiesta Ciclone altri tre uomini dei Democratici di sinistra, partito fino a oggi solo sfiorato dall'indagine: si tratta di Andrea Diodoro, Fabrizio D'Addazio e Vincenzo Brocco che risultano tra gli indagati della fase due dell'operazione Ciclone. Diodoro, di professione assicuratore, è il capogruppo uscente dei Ds. Storico esponente del partito a Montesilvano, nel 1998 aveva assunto la presidenza del Considan, il Consorzio di depurazione delle acque nere, che aveva guidato per alcuni anni. Ricandidatosi alle ultime amministrative, non è stato rieletto. Assieme a lui era tornato a chiedere il voto agli elettori anche il compagno Fabrizio D'Addazio, rimasto fuori, proprio come Diodoro, dal consiglio comunale. Nell'inchiesta, il nome di D'Addazio si lega a quello di Savini: l'ex vice sindaco, infatti, avrebbe «caldeggiato» la causa di Simonetta Giansante, cognata di D'Addazio, che dovendo ristrutturare un'abitazione non aveva sufficiente cubatura, con il successivo ricorso all' accordo di programma finito nel mirino degli investigatori. È sotto inchiesta anche Vincenzo Brocco, consigliere comunale dal 2004 al 2006, ex vice sindaco di Renzo Gallerati, ex presidente del consiglio di amministrazione della Valle della Pescara, la società che gestisce il mercato ortofrutticolo di Cepagatti.
Nel lungo elenco degli indagati ci sono poi personaggi i cui nomi erano già emersi nella prima fase dell'inchiesta Ciclone: l'ex sindaco Enzo Cantagallo, gli ex assessori Guglielmo Di Febo, Cristiano Tomei e Paolo Di Blasio e l'avvocato Lamberto Di Pentima, ex capo di gabinetto di Cantagallo, parte offesa nell'inchiesta Merker per avere subito una estorsione da parte di un noto commercialista pescarese.

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