TERAMO. La stazione finisce sottoterra per riallacciare la Gammarana al resto della città. E' uno dei grandi interventi, contenuti nelle 27 schede per le "aree strategiche", ossatura del nuovo piano regolatore. E a questo è dedicato l'intervento dell'assessore all'urbanistica Enrico Mazzarelli, nel giorno in cui la maggioranza comunale traccia il bilancio della procudura sfociata nell'approvazione del Prg.
«Per la stazione abbiamo pensato alla creazione di una Stu, una società di trasformazione urbana», spiega l'amministratore parlando dell'interramento degli ultimi 300 metri della ferrovia. Un progetto dettagliato non c'è ancora, ma la formula pensata dal Comune consentirebbe di realizzare un intervento con una collaborazione tra l'ente pubblico e i privati che ridurebbe i rischi speculativi.
La scheda della stazione, però, è finita nel mirino dell'opposizione, secondo cui nell'area arriverebbe una colata di cemento. «Parliamo di sette ettari di terreno in cui è prevista la realizzazione di strutture per 30mila metri quadri, di cui 10mila commerciali», sottolinea Mazzarelli, «basti pensare che in viale Crispi, dall'altra parte della ferrovia, l'indice di edificabilità è il triplo». Per l'assessore dunque non c'è nessuna cementificazione. «I dati non si possono mettere in discussione», prosegue, «tra l'altro rispecchiano in pieno un concetto edificatorio, caro al progettista Monti, fondato su indici molto bassi».
Secondo il centrosinistra, l'interramento della stazione pregiudica il prolungamento della ferrovia. «Al momento, lo studio fatto dalla Proger per conto della Regione», replica l'assessore, «indica come una soluzione quella di un treno leggero, tipo una monorotaia, sempre interrata e che arrivi fino a piazza San Francesco».
Il progetto, tra l'altro, si lega a un'altra serie d'interventi, contenuti nelle schede, per il recupero di ex fabbriche alla Gammarana che modificheranno l'assetto di quel quartiere. «L'intervento s'integrerà anche a quello per l'Acquaviva», conclude l'assessore, «c'è da pensare una Teramo diversa».
La valenza del Prg è evidenziata anche dal sindaco Gianni Chiodi che respinge le critiche di Lino Befacchia, coordinatore dell'opposizione, su troppa fretta e scarsa trasparenza da parte dell'amministrazione. «Non le accetto», osserva, «i tempi sono stati anche fin troppo lunghi e la vicenda del piano regolatore non è mai stata così chiara». Chiodi sottolinea anche la "grande prova" della maggioranza. «Siamo una democrazia che decide», osserva il sindaco, «abbiamo approvato il piano in tre sedute consiliari, circa 15 ore di lavoro. Anche questo è un risultato sraordinario».
Sul Prg arriva anche la presa di posizione di Mirella Marchese (Alleanza Nazionale). «Abbiamo approvato un piano flessibile, dinamico e che permetterà di far crescere la città», afferma, «il piano adottato dalla passata amministrazione era sovradimensionato e quindi inapprovabile».