ROMA. La quota 95 tra età anagrafica e anni di contributi potrebbe scattare non dal 2010 ma dal luglio 2009. E' la proposta fatta a tarda notte dal Governo sulla quale si sta discutendo con i sindacati nell'incontro a palazzo Chigi. Potrebbe essere la mediazione giusta tra la richiesta del Governo di far scattare la quota 96 nel 2010 e la richiesta dei sindacati di partire nel 2010 con quota 95. Far partire la quota 95 nel luglio 2009 potrebbe garantire maggiori risparmi rispetto all'avvio a inizio 2010.
Confermato invece lo scalino a 58 anni (sempre con 35 anni di contributi) nel 2008. Il Governo ha chiesto ai sindacati di aumentare la quota ogni 18 mesi, quindi dopo quota 95 a luglio 2009 arrivare a quota 96 a gennaio 2011 e a quota 97 a luglio 2012.
La convocazione dei sindacati è arrivata alle 22 e la riunione è andata avanti nella notte. Il leader di Rifondazione, Giordano, interviene poco prima di mezzanotte: «L'accordo ancora non c'è». La riunione governo-sindacati va avanti nella notte fino alle 1, poi viene sospesa perché la parti fanno separatamente il punto della situazione. Ecco la storia di questa convulsa giornata. La proposta di Prodi per sbloccare la trattativa si è arenata sull'età pensionabile che lo «scalone» stabilito dal precedente governo fissava inderogabilmente a 60 anni dagli attuali 57 pur con i 35 anni di contributi a partire dal prossimo primo gennaio. Si tratta di affossare la legge Maroni e sostenuta da Berlusconi, prima di farla entrare in vigore, perchè questo era scritto nel programma di governo dell'Unione.
Ieri si sono susseguiti gli incontri, cominciati con una colazione di lavoro a Palazzo Chigi con il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta, il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa e il ministro del lavoro Cesare Damiano. Nelle sedi sindacali, si è aspettata la convocazione con il fiato sospeso a partire dall'annuncio che ormai la colazione era finita e tutti stavanno prendendo il caffè.
Alle 15,30, invece, il ministro del Lavoro e quello dell'Economia sono usciti dal palazzo della presidenza e si sono ripresentati, conti alla mano, dopo un paio d'ore. Nella mattina, si dice, ma non è stato confermato, Prodi ha anche sentito il segretario generale della Uil Luigi Angeletti che è stato il più strenuo fautore degli incentivi per restare a lavorare e il più accanito assertore che «lavoro usurante» era anche quello fatto da maestre e insegnanti di scuola media. Costoro, cioè i lavoratori «usurati», devono essere esentati da qualsiasi rialzo dell'età pensionabile. La proposta di Prodi era nota nelle sue grandi linee: 58 anni di età per andare in pensione a gennaio 2008, una quota pari a 95 o a 96 tra età anagrafica e anni di contribuzione a partire dal 2010. Secondo, però, il ministro dell'economia, nel 2010 bisognava fissare subito quota 96 e quota 97 nel 2012.
Rifondazione comunista però ha puntato i piedi proprio su quota 95. Giordano ha ricordato che il voto di fiducia sul dl «tesoretto» era condizionata all'esito positivo della trattativa sulle pensioni.
Gli alleati del presidente del Consiglio sono stati pure troppo ottimisti. Piero Fassino, segretario Ds, ad un certo punto ha esclamato che l'«accordo c'è ed è pronto». La convocazione ai sindacati però non è arrivata. Anche Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia, ha confermato che la trattativa «è a buon punto». Tutti intendevano dire che la trattativa tra i partiti di maggioranza «era a buon punto». Il negoziato vero con i sindacati, però, è cominciato alle 22,25, quando è arrivato a Palazzo Chigi anche il segretario generale della Cgil Epifani.
Resta il fatto che lo scoglio deve essere superato prima di oggi, data del consiglio dei ministri. Il governo deve avere l'assenso dei sindacati perchè, in senso stretto, la riforma previdenziale è riforma sul «salario differito», quindi di stretta competenza dei sindacati.
Sul tavolo delle trattative ci sono anche le «finestre» cioè le uscite per chiedere la pensione. Secondo la legge del precedente governo che sta per entrare in vigore, le 4 uscite devono essere ridotte a due, a gennaio e luglio.
Ciò comporterebbe però che chi ha raggiunto i 40 anni di contributi debba lavorare ancora alcuni mesi prima di andare in pensione, del tutto gratuitamente, perchè i contributi «valgono» fino ai 40 anni.