ROMA. Esiste una sola alternativa alla vendita di Alitalia, portare i libri in Tribunale. Una soluzione drastica che significa fallimento, liquidazione. Perdita di posti di lavoro, uno spauracchio che terrorizza il sindaco di Roma Walter Veltroni.
Il giorno dopo la chiusura per dissolvimento dei concorrenti della gara per la vendita della ex compagnia di bandiera e in attesa dell'informativa al Parlamento di Tommaso Padoa-Schioppa, prevista per il 26 luglio, sul destino incerto di Alitalia è quasi rissa all'interno della maggioranza. «Il governo ha allo studio soluzioni», proclamano più o meno tutti dalla maggioranza. Di fronte ad un'agonia ormai di anni, con il valore di borsa in continuo calo, ieri il titolo ha perso il 3,10 per cento, una soluzione va di sicuro trovata. C'è a chi piace la licitazione privata - trattare con qualcuno che fa una buona offerta senza affidarsi a gare - chi preferisce la trattativa al ribasso - pochi o niente soldi allo Stato, investimenti nell'azienda -, chi, infine, caldeggia un ritorno indietro dalle privatizzazioni contravvendendo alle indicazioni dell'Unione Europea contraria agli aiuti di Stato. Diverse le ricette proposte anche dalle fila del centrodestra. L'unica cosa che sembra unire l'opposizione è la critica verso quanto fin qui fatto dal governo.
Nell'attesa e nell'incertezza i tecnici lavorano e lo scatto di fantasia è delegato al ministro dell'Economia Padoa-Schioppa anche se non tutti sono d'accordo. Il vicepresidente del consiglio Francesco Rutelli ne avrebbe voluto parlare oggi al consiglio dei ministri. Valutare collegialmente tutte le ipotesi in campo. Ipotesi che non deve essere piaciuta all'Economia, visto che Rutelli ha dovuto smentire qualsiasi appuntamento per oggi.
L'affare Alitalia, del resto, potrebbe portare ulteriori tensioni nella logorata situazione politica. Che cosa fare con la ex compagnia di bandiera ogni giorno vicina al rischio di mettere gli aerei a terra è tutt'altro che pacifico. Sul metodo Padoa-Schioppa non accetta repliche: «Se fossi stato consapevole del rischio che potesse andare così l'avrei fatto lo stesso», ha dichiarato ieri mattina in una intervista a un quotidiano. La scelta del titolare dell'economia resta quella della trasparenza, sostenuta dalla convinzione che l'Italia alla fine avrà «certamente la sua compagnia di bandiera».
Che non vuol dire, secondo il significato di una volta dell'espressione, che l'Italia continuerà ad avere un vettore aereo di proprietà pubblica.
Su questo tasto battono i piloti dell'Anpac, schierati contro l'Europa e i suoi paletti. «In questi ultimi dieci anni Air France, Lufthansa e British Airways attraverso una politica sostanzialmente basata su principi statalisti hanno incrementato enormemente le loro rispettive flotte di aeromobili e network», hanno dichiarato. Secondo loro, Alitalia se non pubblica deve essere almeno sostenuta.