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Pescara, 15/05/2026
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Data: 21/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, slitta il piano di salvataggio. Il cda rinvia al 27 luglio. In ballo tagli alle rotte meno redditizie

ROMA.Il piano industriale per tamponare le perdite di Alitalia potrebbe non arrivare prima di settembre. Si è chiuso con un rinvio il primo esame in consiglio di amministrazione delle linee guida disegnate dal superdirettore Giancarlo Schisano. Il cda si riunirà ancora il 27 luglio e ancora per valutare solo i principi di base di un piano strategico che andrà definito nei dettagli e che, secondo le poche indicazioni che trapelano, non potrà essere operativo prima della fine dell'estate. Sui contenuti è ancora aperto il confronto tra il management e l'azionista, il Tesoro.
Come emerso da indiscrezioni, il primo obiettivo è razionalizzare il network delle rotte, a partire dalle intercontinentali, cancellando destinazioni poco redditizie, ed aprendo nuove tratte che dovrebbero rendere di più. Va quindi messo in discussione il ruolo di Malpensa, per puntare su Fiumicino, e si apre così un terreno di confronto anche politico.
Puntando anche a intensificare le frequenze sulle rotte interne, per l'azienda, con le mani legate dai conti in rosso sul fronte degli investimenti, ritoccare il network è il modo migliore per tagliare i costi e aumentare i ricavi (prime indiscrezioni ipotizzano un incremento di 100 milioni l'anno). Mentre con le perdite ad oltre 1,6 milioni al giorno non può essere messo in cantiere l'atteso rinnovo della flotta.
Intanto, il dossier privatizzazione è nelle mani del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E' passata la sua linea: lavorare, in silenzio, per individuare con quali modalità tentare nuovamente la cessione di una quota di controllo dal Tesoro ai privati. Il dossier è a via Venti Settembre. Non se ne è parlato al Consiglio dei Ministri.
Ed è calato il silenzio tra ministri e politici: ieri quasi nessun commento. Padoa-Schioppa è stato chiaro: Alitalia va venduta, l'unica alternativa è il fallimento. La gara si è chiusa con un nulla di fatto, ma siamo ancora in una fase di «traghettamento» verso il passaggio del controllo a nuovi azionisti. Il ministro lo avrebbe chiarito, secondo quanto si apprende, anche direttamente con il «presidente-traghettatore» Berardino Libonati, chiamato a febbraio con il mandato di gestire la compagnia nell'attesa dell'esito della gara per la privatizzazione.
Chiusa la gara, Libonati avrebbe valutato direttamente con il ministro Padoa-Schioppa l'eventualità di lasciare l'incarico. Sarebbe stato confortato sull'importanza del suo ruolo, ora che è fallita la gara ma non è archiviato l'obiettivo di una cessione il più presto possibile, mentre il quadro delicatissimo dei conti richiede la sua esperienza di giurista esperto di diritto fallimentare. Già circolano prime voci sulla possibilità di un cambio al vertice, e qualche nome, ma al momento non sarebbe una ipotesi all'ordine del giorno.
Intanto, con la fusione Unicredit-Capitalia operativa a fine luglio, per Libonati dovrebbe essere formalizzata in estate, forse già ai primi di agosto, la nomina a vicepresidente di Unicredit al posto di Cesare Geronzi.
Quanto alla possibile soluzione per cedere il controllo più che una trattativa diretta sembra profilarsi la scelta di un beauty contest: un confronto aperto a più candidati.

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