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Pescara, 15/05/2026
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Data: 16/05/2006
Testata giornalistica: La Repubblica
Regione, è bufera sui trasporti. Di Carlo lascia la commissione. L'esponente della Margherita contrario all' accordo che rivaluta gli stipendi di 7 mila dipendenti

Ha sbattuto la porta e si è dimesso. Via dalla commissione trasporti regionale, lui che per anni è stato assessore alla viabilità del Campidoglio e anche presidente dell'Atac. Mario Di Carlo, capogruppo della Margherita in Consiglio regionale e membro influente della commissione trasporti del Lazio, - quella che smista anche i destini delle migliaia di pendolari e i finanziamenti per i trasporti locali - non usa mezze parole: «Hanno promesso degli aumenti di stipendi che non potranno mai onorare, ha tutti i contorni di un annuncio in chiave elettorale e io sono persona seria e non ci sto».
Non è passato indenne il maxi-accordo annunciato due giorni fa da Regione, Provincia e Comune per la rivalutazione degli stipendi di circa 7 mila dipendenti del settore trasporto pubblico, autisti, ma non solo, assunti nel luglio del 2000 proprio da Di Carlo, allora presidente dell'Atac. E se ne va, Di Carlo, in aperta polemica con tutti: sia con l'assessore ai trasporti, Fabio Ciani, del suo stesso partito, che con i colleghi regionali diessini. Viceversa, sono proprio gli esponenti Ds, Giuseppe Parroncini, capogruppo regionale, e il consigliere Giovanni Carapella, a valorizzare la portata dell'accordo perchè «supera una sperequazione salariale del tutto immotivata, ponendo fine a un'ingiustizia bella e buona, alla discriminazione di migliaia di lavoratori. Da tempo i Ds a tutti i livelli avevano posto la questione e quindi non possiamo che essere soddisfatti per quest'accordo». E ancora, rivolti a Di Carlo: «chi parla di manovra elettorale, dovrebbe andare a spiegare le sue tesi ai lavoratori». Attacca l'esponente della Margherita: «Ho letto il testo dell'accordo dove vengono messi genericamente a disposizione 8 milioni di euro, per il cosiddetto "disagio salariale" degli assunti nel settore dei trasporti del dopo 2000 e ho capito che stanno scherzando col fuoco. E' vero, quelle persone percepiscono un salario inferiore ai loro colleghi entrati in servi-io prima, lo so bene, è così, ero io il presidente dell'Atac, ma al loro problema reale viene offerta una soluzione del tutto irreale. E poi stiamo parlando di una indennità che è presente solo nei contratti dei lavoratori del trasporto di Roma e Lazio e in nessun altra regione italiana. E per attuare quel nuovo accordo salariale bisogna trovare 80 milioni di euro l'anno. Sarebbe bello ma non ce lo possiamo permettere».
Al centro della polemica, un aumento di circa 240 euro lorde, per 14 mensilità per circa 7 mila lavoratori del trasporto. Sarebbe così ripristinata un'indennità percepita solo dai lavoratori del trasporto romano e laziale e non nel resto d'Italia, abolita proprio nel 2000.

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