Ho particolarmente apprezzato e condiviso l''analisi, puntuale e senza peli sulla lingua, di qualche settimana fa dedicata allo status quo del trasporto pubblico locale in Italia (si veda Trasporti n. 5, ndr). Già in altre occasioni ho avuto modo di lodare la precisione delle ricostruzioni della rivista in merito ai gap e ai limiti, ormai cronici, della mai applicata riforma italiana del Tpl. Condivido il metodo e i risultati cui giunge e dei quali, a più riprese, sta tentando di informare gli imprenditori e i tanti lettori del Sole 24 Ore Trasporti.
E' in questa ottica, e sulle basi di queste premesse, che ritengo pertanto utile offrire ulteriori elementi di valutazione regionale, relativi alla Calabria, e destinati a rendere ancora più coerente e completa l'inchiesta permanente di Trasporti sulla mancata liberalizzazione del Tpl in Italia. In tal senso voglio ribadire che condivido, soprattutto, l'impegno della testata nell'individuare e nell'insistere sui freni, evidenti e occulti, che da più settori e lobby vengono continuamente frapposti rispetto a quell'aria nuova, «modernizzatrice ed efficientista» che «si respirava nel settore del Tpl nei primissimi anni del 2000» (all'esordio della legge 422/1997).
Come rappresentante di Confindustria Cosenza, ma allo stesso tempo come amministratore delegato di una Spa che opera anche in questo settore, in diverse occasioni pubbliche mi sono resa interprete di quel duplice allarme cui la rivista non manca di fare riferimento: l'aumento vertiginoso dei disavanzi di bilancio per le aziende operanti nel Tpl nazionale e, allo stesso tempo, la forbice sempre più divaricata tra la domanda di mobilità dell'utenza (sempre più complessa e intermodale) e l'offerta, efficace ed efficiente, di servizi di Tpl. Si tratta di un effetto nefasto per l'Azienda Italia e per le esigenze di mobilità degli italiani, Tale situazione, se non dovessero essere messi in cantiere rimedi credibili, esporrà definitivamente l'intero Paese, e le sue regioni meridionali in modo particolare, all'assalto competitivo e nel mercato dei big europei del trasporto locale. Sono queste, tuttavia, le regole e le conseguenze della concorrenza ma, me lo si lasci riconoscere, sono questi anche gli effetti diretti dell'attività di lobbying di quanti in Italia tentano, in tutti i modi, di ostacolare il mercato e la concorrenza, privilegiando la persistenza di monopoli e di inaccettabili sacche di inefficienza. L'Italia intera si troverà fuori gioco e i casi regionali citati danno ampia testimonianza di quella che, a oggi, rimane un'autentica «foresta pietrificata». Il «Caso Calabria», del quale mi faccio qui suggeritrice, integra, e conferma pienamente la gravità emersa nell'indagine.
Anzi, la vicenda calabrese acuisce gli effetti perversi illustrati, soprattutto se si tiene nella necessaria considerazione il diritto alla mobilità interna ed esterna dei calabresi, di fatto negato da «handicap» orografici e geomorfologici da una parte, e da notevoli e storici gap infrastrutturali dall'altra.
Dico subito e senza remore che in questo momento in Calabria sono forti e diffuse le inefficienze in questo settore. Allo stato, risultano di fatto bloccate sia la predisposizione dei bandi di gara che l'avvio delle procedure concorsuali. La conseguenza più evidente di tale stato di fatto è la «negazione» ai calabresi del diritto a usufruire di trasporti regionali comodi, efficienti, sicuri e moderni. Alcune province, quella di Cosenza è tra queste, hanno già predisposto e pianificato i servizi minimi e i relativi piani di bacino. Vi sono, tuttavia, ragioni fondate per temere un ulteriore stallo in questa direzione. Altri differimenti nell'applicazione della riforma del Tpl, in Calabria soprattutto, lasciano facilmente presagire ferite ulteriori inferte al più complessivo auspicio che questa regione possa ammodernarsi sul serio e possa incamminarsi sulla strada di uno sviluppo economico e sociale che - ed è questa la vera sfida - non può prescindere dalle effettive condizioni del trasporto pubblico.
E' per questi motivi che altre proroghe nella liberalizzazione effettiva del trasporto locale assumono, in questa regione, un significato negativo ulteriore e più grave che in altri territori d'Italia, Continuare a bloccare il mercato, continuare a dilazionare o comunque a depotenziare finanziariamente le deleghe sui trasporti, continuare a ritardare la messa a gara dei chilometri per il trasporto pubblico, in Calabria equivale a privare circa 2 milioni di cittadini di efficienti mezzi di trasporto e di concrete vie di comunicazione; moltiplicando il già persistente isolamento di questa penisola dal resto del Paese, dell'Europa e del mondo; e azzerando alla radice ogni tentativo, privato e pubblico, di invertire una tendenza storica e generalizzata al declino e alla rassegnazione socio-imprenditoriale.
Concludo con l'auspicio che, soprattutto da parte di noi aziende, vi sia in futuro maggiore e più concreta determinazione nell'individuare quelle forme di aggregazione societaria che possano dare vita a soggetti forti ed efficienti in vista delle procedure concorsuali che vedranno affacciarsi, prima o poi, anche sul nostri mercati, gruppi di dimensioni considerevoli.
Mariella De Florio
Presidente Sezione Logistica e Trasporti
Confindustria Cosenza