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Pescara, 07/08/2020
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Data: 17/02/2016
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro, 764 mila posti fissi in più nel 2015. Gli sgravi fiscali trainano le assunzioni. Boom dei voucher Renzi: «Avanti tutta, il Jobs Act sta finalmente funzionando».

Il 42 per cento dei neo assunti è part time. Quasi seicentomila contratti a tempo indeterminato sono stabilizzazioni di precari.
LA RIPRESA

ROMA Una vera e propria corsa alle assunzioni a tempo indeterminato. Si è chiuso così, secondo l’Inps, l’ultimo mese del 2015, con oltre 331.000 nuovi posti fissi, di cui l’82,2% ha usufruito della decontribuzione totale. Un’accelerazione era prevedibile, visto che quest’anno gli sconti sono meno sostanziosi come quantità e come durata. Forse però nessuno immaginava la dimensione dell’accelerazione: le assunzioni con esonero contributivo risultano oltre due volte e mezzo superiori rispetto alla media del periodo gennaio-novembre. Insomma un boom, che ha portato l’intero 2015 a chiudere con un saldo positivo tra attivazioni (2.449.040) e cessazioni (1.684.911) pari a 764.129 nuovi posti fissi. Un numero che è musica per le orecchie del premier, il quale da Buenos Aires dove è in visita di Stato, commenta: «Per mesi ci hanno detto che il Jobs Act era una prevaricazione, una violenza, un’imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs Act ci sono stati 764.000 contratti a tempo indeterminato in più (fonte INPS). Avanti tutta, con coraggio e determinazione». E poi ancora via twitter: «Amici gufi, siete ancora sicuri che il Jobs Act non funzioni?». Parlando successivamente con i giornalisti che lo hanno seguito nella missione, Renzi ha tenuto a sottolineare anche l’incremento della richiesta dei mutui, due dati che portano a una considerazione: «C’è da fare ancora molto ma l’Italia sta tornando».
LA DISCRASIA

Non è detto comunque che ai 764.000 contratti a tempo indeterminato in più corrispondano altrettanti occupati aggiuntivi. La stessa Inps ricorda che «in capo ad uno stesso lavoratore» ci può essere anche più di un contratto. E che le rilevazioni riguardano «tutte le tipologie di lavoro subordinato, incluso il lavoro somministrato e intermittente». Una buona parte (il 42%) dei nuovi rapporti a tempo indeterminato, poi, sono part-time. Inoltre, c’è da considerare che oltre il 30% del totale delle nuove assunzioni a tempo indeterminato nell’anno (578.000 su 1.870.000) riguardano la stabilizzazione di lavoratori con contratti a termine (la stragrande maggioranza, +50% rispetto a quanto avvenuto nel 2014) e di apprendisti (+23%). Si spiega così la discrasia con il recente consuntivo 2015 fornito dall’Istat (che invece conta le “teste” e non i contratti) che indicava in circa centomila persone gli occupati fissi in più nel 2015 rispetto al 2014. Ovviamente il fatto che tanti lavoratori, per l’effetto combinato degli sgravi contributivi (nell’anno sono 1.400.000 i contratti con esonero) e delle regole più elastiche del Jobs act, siano riusciti ad uscire dalle secche del precariato è senza dubbio un fenomeno positivo. In linea con gli obiettivi della riforma del mercato del lavoro è anche la frenata dei contratti precari (tempo determinato, intermittente, apprendistato, somministrazione), che segnano il passo sia come incidenza sul totale delle attivazioni (-0,4% per quelli a termine, -20,3% per l’apprendistato) sia in numero assoluto (-158.000 rispetto a fine 2014). E così nel 2015 i contratti fissi hanno rappresentato il 41% del totale delle assunzioni, contro il 32% del 2014. Migliora la qualità delle assunzioni anche per gli under 29: il 33,6% (contro il 24,5% del 2014) ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Complessivamente, tra fissi e non, nel 2015 ci sono state circa cinque milioni e mezzo di assunzioni (+11% rispetto al 2014). Nello stesso arco di tempo - tra licenziamenti, pensionamenti e uscite - ci sono state quattro milioni e 800.000 cessazioni circa centomila in meno rispetto al 2014) per un saldo positivo, quindi, pari a 606.000 posizioni.
I VOUCHER

Se da un lato il mercato mostra una tendenza a un minor ricorso ai contratti precari (bisognerà comunque capire cosa succederà nel 2016 con la riduzione degli sconti contributivi), dall’altro si registra anche l’esplosione dei voucher, che rappresentano il massimo della flessibilità (e anche della precarietà): nel 2015 ne sono stati venduti quasi 115 milioni, il 66% in più del 2014.

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