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Pescara, 19/01/2020
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Data: 21/02/2016
Testata giornalistica: Il Messaggero
Trasporti pubblici, biglietto rimborsato se il bus è in ritardo. Oltre alla sanzione fino a 200 euro per chi non paga, risarcimento per gli scostamenti superiori ai 30 minuti. Ma senza orari alle fermate l’applicazione sarà difficile

ROMA Rimborso del biglietto per i ritardi in città superiori a trenta minuti e controlli più severi su bus, tram e metro. In arrivo telecamere nei mezzi pubblici e più ispettori. Aumento delle zone a traffico limitato e a pagamento, le cosiddette Ztl, e stretta sui bus turistici nei centri urbani. Continua a prendere forma il decreto Madia sui servizi pubblici locali, anticipato ieri dal Messaggero, che dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri - il 20 gennaio scorso - è stato riaperto per far posto a un pezzo consistente della riforma del trasporto urbano, a firma del ministro Graziano Delrio. Il testo si è allargato fino a toccare quota 38 articoli, con l'aggiunta di diverse norme. E non è escluso che lo schema cambi ancora. Il decreto che sta prendendo forma introduce misure severe per le aziende che gestiscono il Tpl, che in caso di ritardi eccessivi o corse saltate dovranno ripagare interamente il titolo di viaggio ai passeggeri. Una norma a tutela soprattutto dei pendolari. Il diritto al rimborso scatterà - stando ai nuovi commi - dopo mezz'ora dall'orario previsto se si tratta di linee urbane; un'ora per quelle extraurbane. Non conteranno i super ritardi e le corse soppresse in caso di scioperi, calamità naturali. Ma per poter funzionare, questa nuova strategia, presuppone che tutte le città in breve tempo si dotino alle fermate e ai capolinea di insegne e cartelli, elettronici o meno, in cui vengano riportati gli orari di arrivo e partenza degli autobus. Servizio oggi non previsto in tutte le città italiane, senza il quale la norma rimarrebbe solo su carta.
LE ALTRE NOVITÀ
Con la riforma del Tpl anche per chi viaggia le maglie saranno più strette. Le aziende che svolgono il servizio dei trasporti, come Atac a Roma o Atm a Milano, saranno obbligate per legge a stabilire delle maxi-multe. Chi non “striscia” il titolo di viaggio potrà andare incontro a una sanzione fino a 200 euro. E comunque non inferiore a 60 volte il prezzo del biglietto. Stessa regola per i treni regionali. Nelle aree urbane, il biglietto andrà strisciato a ogni corsa. Un'importante novità rispetto ad oggi, dove in tante realtà abbonati o quanti acquistano i titoli di viaggio singoli non devono convalidarlo ogni volta. La misura servirebbe a introdurre il controllo “a vista” del conducente del mezzo, come avviene già in molti altri paesi. Salendo a bordo dell'autobus il passeggero potrebbe essere costretto a timbrare il ticket all'ingresso anteriore del mezzo, sotto lo sguardo dell'autista. Un'ipotesi a cui il governo punta per il contrasto all'evasione nel settore, ma che deve ancora essere confermata.
Aumenteranno anche i controlli a sorpresa. Le aziende del Tpl potranno incentivare le ispezioni su bus e tram anche affidandosi a soggetti esterni «qualificabili come agenti accertatori». Personale esterno che potrà operare in qualità di pubblico ufficiale. Telecamere di videosorveglianza, dentro i mezzi e sulle banchine di fermata, potranno invece essere utilizzate anche come mezzo di prova per individuare i trasgressori. La “cura Delrio”, inserita nel decreto Madia, non riguarda solo i passeggeri. Si punta anche a un abbandono dei veicoli su gomma più inquinanti e un aumento dei mezzi elettrici e su rotaia. Dal 2018 saranno definitivamente lasciati nelle rimesse gli autobus Euro zero o uno.
La riforma non si concluderà con il decreto Madia. Lo stesso testo affida al ministero dei Trasporti ulteriori regole per disincentivare l'uso della macchina in città (quelle con più di 100mila abitanti) e per pianificare la futura mobilità sostenibile. Aumenteranno le zone a pagamento, quelle delimitate dai varchi Ztl. Sarà dunque incentivato il cosiddetto road pricing, ovvero il pagamento di un pedaggio per l'accesso ad alcune aree urbane, allo scopo soprattutto di alleggerire il traffico nei grandi centri. Potranno circolare meno bus turistici e i parcheggi potrebbero essere più cari.

Ma senza orari alle fermate l’applicazione sarà difficile

ROMA Soddisfatti (per la puntualità) o rimborsati. Il principio inserito nell’ultima versione del decreto legislativo sui servizi pubblici non può che suonare bene alle orecchie di viaggiatori spesso esasperati da ritardi e inefficienze. Manella realtà, soprattutto urbana, rischia di scontrarsi con difficoltà di applicazione che in certi casi dipendono a loro volta da un sistema che non funziona. A parte la problematicità di definire le «emergenze imprevedibili» in città paralizzate dal traffico, in cui l’emergenza è quotidiana, come si potrà ottenere il rimborso in caso di ritardo «alla partenza di una fermata » se gli orari non sono specificati nelle fermate stesse? Questo tipo di indicazione non è presente, o lo è in forma limitata, in diverse città italiane. A Roma ad esempio, per quanto riguarda il trasporto urbano e con l’eccezione dei mezzi notturni, l’informazione sui tempi di partenza si può ricavare solo relativamente ai capolinea. Ma non direttamente sul posto: bisogna collegarsi alla specifica applicazione o al sito Internet del gestore. Con questo ausilio tecnologico, oppure anche senza nelle non molte fermate che dispongono di lavagnetta elettronica, è possibile in teoria sapere solo “tra quanto” arriverà il mezzo. In teoria, perché spesso l’indicazione risulta inaffidabile o sparisce dopo un po’. E anche nei casi più clamorosi in cui non passa proprio nessun autobus, come sarà possibile dimostrare che si è passata una buona mezz’ora in inutile e irritata attesa?

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