Fulminati sulla via di Damasco il presidente della Regione Abruzzo, il sindaco di Pescara e quello di Montesilvano hanno improvvisamente deciso di mettere in discussione il progetto di impiantare una filovia sulla strada parco di Pescara. La ragione di questo ravvedimento starebbe nella sorprendente disponibilità offerta dal presidente dell'associazione «Strada parco» (a nome della maggioranza degli iscritti?) nel prevedere che sull'omonimo percorso transitino «autobus elettrici o a metano di medie dimensioni» a doppia direzione di marcia.
In prima battuta si potrebbe pensare a uno di quei classici compromessi all'italiana che non salvano né la capra della strada parco, che verrebbe di fatto egualmente occupata, né i cavoli relativi al traffico veicolare, visto che i mezzi pubblici verrebbero impiegati per soppiantare pedoni e ciclisti. Sorge però il dubbio che siano stati i rilievi effettuati dai tecnici della Balfour Beatty Italia ad evidenziare la semplice verità dell'inadeguatezza del percorso ad ospitare l'invasivo progetto se non al prezzo di sacrificare il verde, la pista ciclabile e perfino parte dello spazio pedonabile.
L'inerzia amministrativa che ha consentito la conclusione dell'iter per la concessione dell'appalto e la successiva firma di un contratto per una filovia di 5 km ha avuto il suo degno risultato. Il comitato «Utenti della strada parco» rimane contrario all'utilizzo sul percorso in questione di qualsiasi mezzo a motore. Se la legge 211 permette modifiche in corso d'opera che queste riguardino un percorso idoneo ad ospitare il progetto previsto altrimenti la classe politica coinvolta si assuma le sue responsabilità rinunciando ad un'opera evidentemente inutile e dannosa o consegnando alla città di Pescara un annunciato aborto infrastrutturale.
(*) Maurizio Biondi Presidente comitato utenti della strada parco Pescara