"Abbiamo registrato un sostanziale consenso dei sindacati e delle organizzazioni imprenditoriali. Questo protocollo raccoglie il lavoro della concertazione degli scorsi mesi, un lavoro di grandissima importanza. Mi fa particolarmente piacere che si sia concluso il 23 luglio, 14 anni dopo un altro documento fondamentale nella storia delle relazioni industriali di questo paese". Lo ha detto ieri sera il premier Romano Prodi, commentando la sostanziale approvazione delle parti sociali del "Protocollo su previdenza, lavoro e competitività per l'equità e la crescita sostenibili". Il documento, come ha spiegato il presidente del Consiglio, "essendo ponderoso, verrà firmato nel giro dei prossimi giorni".
Sono numerose le novità dell'accordo che il premier ha voluto sottolineare. A partire dalla previdenza, con "le pensioni basse, i lavori usuranti, l'unificazione degli enti previdenziali, i coefficienti e tutto quello che non era stato disciplinato in precedenza sul capitolo previdenziale". Il premier ha poi sottolineato la parte relativa agli ammortizzatori sociali, che "il nostro paese non aveva ancora introdotto e che qui cominciano a fare capolino, mettendoci in linea con l'Unione Europea". Quanto al mercato del lavoro e alla competitività, ha ricordato "la detassazione dei premi di risultato e degli straordinari che rendono il sistema più efficiente e competitivo". Importanti anche gli interventi per i giovani, "con il sostegno al lavoro discontinuo, la totalizzazione dei contributi, il riscatto della laurea" e l'istituzione "in autunno di uno speciale gruppo di esperti sul lavoro femminile, perchè è il capitolo più divergente rispetto all'Unione Europea".
Le reazioni: il Comitato direttivo della Cgil
Un sì responsabile. È quello dato dal Comitato direttivo della Cgil al Protocollo. Dopo sette ore di discussione, ben oltre le tre e mezzo di notte, il parlamento di Corso d'Italia ha approvato, a maggioranza, il documento che autorizza Guglielmo Epifani a firmare il Protocollo presentato ieri dal governo. I voti favorevoli alla relazione del segretario sono stati 92, un documento alternativo dell'area Lavoro e Società ha ottenuto 22 voti, 8 gli astenuti (tra cui il segretario della Fiom Gianni Rinaldini) su entrambi i testi. Nella segreteria che aveva preceduto il dibattito del direttivo, il documento del segretario era stato approvato con l'unico voto contrario di Paola Agnello Modica.
Epifani ha chiesto e ottenuto l'approvazione del direttivo. Ma non ha mascherato anche il dissenso su diverse questioni, che si tradurrà in un atto formale: una lettera a Prodi. Sono numerose, infatti, le parti considerate insoddisfacenti: la scansione degli scalini, la mancata abolizione dello staff leasing (che non sarà eliminato, come chiesto dalla Cgil, ma la sua ridefinizione sarà decisa da una commissione), la decontribuzione degli straordinari, la generale timidezza nel riformare la legge 30. Il leader della Cgil ha però invitato tutti al senso di responsabilità e a votare sì con un "parere articolato" per "non perdere tutto". Giudizio positivo, invece, per la rivalutazione delle pensioni basse, gli ammortizzatori sociali e le misure per i giovani.
Le reazioni: gli altri sindacati
"Il giudizio è molto positivo. Il Protocollo conclude un lungo cammino di concertazione, che ha dato frutti importanti e significativi come non avveniva da 20 anni. Siamo pronti a firmare nelle prossime ore". Questo il commento del leader della Cisl Raffaele Bonanni: "Il risultato più forte sono le misure nuove per il mercato del lavoro a favore dei lavoratori più deboli". Bonanni ha sottolineato che il ''governo è entrato nell'ottica di sostenere il secondo livello di contrattazione e questo non era una cosa scontata", e ha espresso parere positivo per la scelta di ''procedere verso la triennalità per quanto riguarda i contratti a termine".
"Un accordo che può cambiare il sistema delle relazioni sindacali e che modifica il modello di stato sociale a favore dei giovani". Lo ha detto ieri sera il segretario della Uil Luigi Angeletti: "La parte sulla previdenza è importante per le future pensioni dei giovani di oggi. La cosa che abbiamo apprezzato di più è che alla legislazione attuale, la maggioranza dei lavoratori, che ha il sistema contributivo o misto, avrebbe avuto una penalizzazione sicura rispetto alla minoranza dei lavoratori. Adesso, per un insieme di iniziative, comprese quelle del pagamento dei contributi nei periodi in cui non hai lavoro, s'introdurrà un effetto di salvaguardia delle pensioni dei giovani, che grazie a questo accordo aumenteranno".
Approvazione anche da parte dell'Ugl. "L'accordo - ha commentato la segretaria generale Renata Polverini - è una sintesi di posizioni in partenza distanti ma, seppur con qualche elemento di perplessità, nella sua interezza risulta positivo. Per la prima volta, infatti, ci sono misure a sostegno del lavoro precario, non solo come aiuto al reddito ma anche in termini di contribuzione previdenziale figurativa. Per quanto riguarda la questione previdenziale, oltre all'aumento delle pensioni basse, incluse le sociali, è stato garantito il superamento dello scalone con misure più eque". Polverini si è anche detta soddisfatta per l'impegno sull'occupazione femminile: "Nel Protocollo c'è un capitolo sulle donne, ma è ancora grande la distanza tra ciò che è scritto e quel che si deve fare".
''Con il Protocollo, riteniamo si possa concludere positivamente un ciclo importante di confronti che migliorerà l'assetto sociale del paese''. Lo ha detto Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal: ''Si ha un gran bisogno di certezze sulle quali costruire il futuro, anche per i giovani. Bisogna dare atto al governo di avere finora operato bene".
Le reazioni: l'industria, il commercio, l'artigianato
È perlopiù critico il giudizio sul Protocollo che viene dal mondo delle imprese e del lavoro autonomo. Il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei punta l'indice soprattutto sulla previdenza: "C'erano anche giustificati motivi per passare dallo scalone agli scalini, ma doveva essere una riforma a costo zero. Invece è molto onerosa: costerà 10 miliardi in 10 anni e, secondo noi, non è prioritaria per il paese. Abbiamo dubbi nel reperimento delle risorse, inoltre si allarga il divario rispetto agli altri paesi europei". E sicuramente non condivide le modifiche alla legge 30: "Dobbiamo prendere atto delle novità sul lavoro a chiamata e sullo staff leasing". L'intesa soddisfa gli industriali, invece, "per la parte che riguarda la produttività, la decontribuzione degli straordinari è quello che avevamo chiesto, anche sulla contrattazione di secondo livello il giudizio è parzialmente positivo". Confindustria, comunque, si è riservata "uno o due giorni di tempo per valutare compiutamente il testo".
La riforma della previdenza è senza dubbio il tema più avversato. "L'intervento da 10 miliardi di euro per superare lo scalone richiede aumenti della contribuzione previdenziale a carico dei parasubordinati per 4,4 miliardi di euro. Se poi la razionalizzazione degli enti previdenziali non dovesse consentire i risparmi ipotizzati, scatterebbe nel 2011 una clausola di salvaguardia che comporterebbe l'aumento dello 0,09 per cento della contribuzione per tutto il mondo del lavoro dipendente e autonomo"' spiega Luigi Taranto, direttore generale di Confcommercio: "Il dato certo è che la spesa previdenziale crescerà nel prossimo decennio di circa 29 miliardi di euro. Resta quindi davvero poco per sostenere le politiche attive per il lavoro e le scelte a favore della crescita e della produttività, anche in presenza di misure apprezzabili come la detassazione del premio di risultato o la decontribuzione dello straordinario".
Per il segretario generale della Cna Gian Carlo Sangalli "l'impostazione del governo è molto lontana dalle esigenze del paese e dal riconoscimento dell'artigianato e della piccola e media impresa". Il giudizio della Confederazione, ha aggiunto, "non può prescindere dal fatto che 29 miliardi di euro nei prossimi dieci anni saranno destinati alla spesa previdenziale e sottratti allo sviluppo e alla competitività del Paese. Per di più, in un regime che mantiene la differenziazione tra lavoro autonomo e lavoro dipendente".