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Data: 27/07/2007
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Prodi a Epifani: avanti con la concertazione. Il presidente del Consiglio: «Il governo è stato leale, il protocollo va firmato per intero»

ROMA - Romano Prodi invita Guglielmo Epifani a sottoscrivere in ogni parte il protocollo sul welfare e di continuare sulla strada della concertazione sulle altre riforme. È quanto il presidente del Consiglio ha scritto in una lunga lettera inviata al segretario generale della Cgil.
SFERZATA - Prodi ha voluto dare un segnale forte alla Cgil dopo le polemiche che hanno accompagnato l'approvazione da parte del direttivo del sindacato del Protocollo sul welfare, precisamente sui «previdenza, lavoro e competitività», votato a maggioranza (del 75%) dall'organismo della Cgil dopo lunghe ore di discussione. Epifani non aveva gradito quello che non ha esitato a definire uno «sgarbo» al sindacato: il testo del Protocollo non era la copia fedele di quello concordato, soprattutto su due aspetti: incentivi al lavoro straordinario e vincoli (più tenui del previsto) ai contratti a termine. Una rabbia che si potrebbe tradurre, aveva minacciato Epifani, nella fine della concertazione.
INCOMPRENSIONI - «Mi auguro che le incomprensioni che possono essere sorte nella fase finale del confronto - scrive il premier nella lunga lettera inviata questa sera a Guglielmo Epifani - possano essere disssipate». «Il testo presentato dal governo il 23 luglio scorso al Tavolo della concertazione ha rappresentato - afferma Prodi - l'autonoma sintesi individuata dal presidente del Consiglio, dopo lunghi mesi di confronto con le parti sociali, su tutti gli aspetti relativi allo stato sociale e alla competitività. Come tale, essa è suscettibile di valutazioni critiche su parti specifiche, come del resto evidenziato dalla Cgil e da altre organizzazioni, alcune delle quali hanno deciso di non procedere alla firma». Ma i disaccordi sui particolari, dice Prodi, non possono mettere in discussione l'intera esperienza della concertazione.
CONCERTAZIONE - «La conclusione del confronto è stata caratterizzata da un rapporto di lealtà e preventiva informazione alle parti sociali - si legge nella lettera - su tutti gli aspetti del Protocollo. E non può essere oscurata da eventuali e residui elementi di contraddizione, poiché la qualità della concertazione che abbiamo fatto vivere getta le basi per un innovativo e duraturo confronto». La concertazione, scrive Prodi a Epifani, «non finisce qui. Anzi, essa ha ripreso nuovo vigore da questa esperienza che vogliamo continuare a condividere con voi e con le altre organizzazioni sociali».
PARLAMENTO - «Il Parlamento, nella sua sovranità - scrive Prodi a Epifani - avrà modo di valutare il disegno riformatore che abbiamo insieme definito. Infine, per quanto riguarda il Protocollo, confermo che esso andrà sottoscritto per intero. È mio auspicio - conclude Prodi - che la positiva scelta di firmare il Protocollo tenga conto della vastità dell'impianto e dell'impegno che governo e parti sociali hanno in esso profuso».
STABILITA' - «Gli interventi previsti dal protocollo sul mercato del lavoro rafforzeranno ulteriormente la stabilità dell'impiego e le politiche attive del lavoro», ha scritto Prodi nella lettera per poi elencare le varie misure contemplate nell'accordo: «La riforma del contratto a termine» con la stabilizzazione del rapporto di lavoro dopo 36 mesi, la riforma «del part-time e dell'apprendistato; il riordino degli incentivi con la priorità dei giovani, delle donne e dei lavoratori ultracinquantenni; l'abolizione del lavoro a chiamata; il tavolo di confronto che si aprirà sul tema dello staff leasing, nell'ambito delle scelte indicate dal programma»; e infine «le norme a favore dei disabili».
DILIBERTO - Molto critico è però Oliviero Diliberto: «Invitiamo Epifani a non cadere nell'inganno». Il segretario del Pdci invita il segretario della Cgil a non farsi convincere dalla lettera inviatagli dal premier e a «non firmare» per intero il protocollo sul welfare. "Non è vero - dice Diliberto - che ci sarà la stabilizzazione del lavoro dopo 36 mesi. Si vuol far credere che dopo 36 mesi di rinnovi di contratti a termine, il precariato finisca. Non è cosi». Il protocollo prevede che un nuovo contratto, sempre a termine, possa essere firmato dinanzi alla Direzione Provinciale del Lavoro, seppur alla presenza del sindacato. «Ma che differenza c'e' fra un rinnovo contrattuale di sei mesi in sei mesi fatto in azienda e uno con il bollino della Direzione Provinciale del lavoro? Nessuna. Quel lavoratore resterà precario e ricattabile e a non godere dei diritti che abbiamo avuto noi e la generazione dei nostri padri».

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