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Data: 28/07/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Welfare. Anche la Cgil in trincea: insoddisfazione per le risposte del premier

ROMA La Cgil torna ad attaccare il presidente del Consiglio Romano Prodi sul welfare mentre la Cisl difende il premier: ieri il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani ha lasciato trapelare «insoddisfazione» per la lettera diffusa da Prodi in cui si diceva al sindacato che il protocollo sul welfare del 23 luglio «va firmato per intero».
La lettera del premier secondo Epifani «non risponde a molte delle questioni poste» a partire dalla parte sulla riforma del mercato del lavoro, il tema sul quale la Cgil è stata più critica. La lettera di Prodi è stata invece apprezzata dal leader della Cisl Raffaele Bonanni che ha definito l'intervento del presidente del Consiglio «appropriato, puntuale ed efficace».
Sul mercato del lavoro quindi le distanze restano ampie sia nella maggioranza con i ministri della sinistra radicale sia nel sindacato che deve ritrovare al più presto una posizione unitaria per andare a settembre alla consultazione dei lavoratori. Ieri Bonanni ha detto che i lavoratori potranno essere consultati sulla base delle risposte del protocollo del Governo al documento unitario di Cgil, Cisl e Uil di febbraio. Testo nel quale però, proprio per mantenere l'unità tra i sindacati, non venivano menzionati nè la legge 30 (cioè la legge Biagi) nè la possibile revisione dell'accordo del 1993.
I rapporti tra il Governo e la Cgil restano quindi freddi dopo lo «strappo» dell'esecutivo sui contratti a termine, sullo staff leasing e la decontribuzione degli straordinari.
Prodi nella lettera di risposta a Epifani (che aveva espresso «contrarietà» sulla parte dell'accordo sul mercato del lavoro e chiesto di firmare solo il resto dell'intesa) ha sottolineato la «lealtà» del governo e l'importanza di interventi che «rafforzeranno ulteriormente la stabilità dell'impiego».
Nei prossimi giorni Epifani risponderà alle dichiarazioni del premier ma nel sindacato c'è molta agitazione. Se la decisione di siglare l'accordo è passata a larga maggioranza è forte la sensazione di tradimento da parte di un governo considerato "amico", su temi simbolo come quello della stretta sui contratti a termine. Con l'ultimo governo di centro-sinistra nel 2001 l'allora ministro del Lavoro, Cesare Salvi decise di non recepire un'intesa tra tutte le parti sociali sui contratti a termine perchè non c'era la firma della Cgil. L'intesa fu poi recepita dal governo di centro-destra e la Cgil si aspettava che il governo Prodi mettesse in campo misure contro la reiterazione di questi contratti più rigide di quelle contenute nell'intesa sul welfare

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