Dieci quesiti in cerca di risposte credibili, quelli che il "Comitato piazza Dante" ha meticolosamente messo a punto, nero su bianco, dopo le dichiarazioni del presidente della società "Parcheggi Piazza Dante", Maurizio Piergallini. «Ancora una violazione dei diritti di quanti vivono la loro vita attorno alla piazza- si legge in una nota -, ignorati, addirittura derisi da un portavoce protervo neppure sfiorato dall'idea di un confronto democratico con la società civile che subirà le conseguenze dell'opera». Nessun "no" pregiudiziale all'opera, dunque, dal Comitato, interlocutore che «non può essere più ignorato né da brillanti costruttori né da una muta ed imbarazzata amministrazione». Primo j'accuse, alla latitanza dei partiti e all'amministrazione che dovrebbe salvaguardare i diritti di chi vedrà il quartiere invaso da escavatori e sottoposto a lavori rischiosi (Lotto Zero docet) e «che appare invece attenta ai soli interessi di uno sparuto gruppo di privati che incasserà più della metà dei posti auto». Quindi, sotto con la raffica di domande: «Dov'è la Soprintendenza che dovrebbe presenziare alle operazioni di scavo? Dove sono il piano di utilizzo della piazza, le previsioni di smaltimento dei gas tossici di 400 auto in più che scaricheranno nella zona, il piano di monitoraggio degli edifici prospicienti lo scavo e la perizia tecnica sullo stato della loro consistenza? E l'opera può essere "verosimilmente" esonerata dalla valutazione di impatto ambientale, come purtroppo consente la legge sui parcheggi interrati?».