PESCARA. Sono due le lettere che l'assessore al Bilancio Giovanni D'Amico ha scritto in questi giorni. La prima è la famosa lettera inviata al presidente della giunta Ottaviano Del Turco e per conoscenza al Consiglio regionale, nella quale l'assessore indica alcune misure necessarie per riportare in equilibrio il bilancio, e in particolare i conti della sanità, che hanno bisogno di ulteriori 65 milioni per rientrare nel patto firmato dal governo ed evitare così un ulteriore inasprimento delle aliquote Irpef e Irap.
La seconda è stata pubblicata ieri dal Corriere della Sera. Nella sua lettera D'Amico commenta il servizio di Gian Antonio Stella - autore del best-seller La Casta - sulle «spese folli» delle Regioni.
«Nella discussione relativa ai costi della politica», scrive D'Amico nella sua prosa densa e piena di tecnicismi, «forse è proprio sul terreno della funzione delle Assemblee regionali, in ordine al loro diretto riferimento costituzionale, che bisogna concentrarsi».
C'è qualcosa che non funziona nei consigli regionali, sostiene D'Amico, soprattutto in ordine alla «coerenza» degli obiettivi e delle funzioni tra Stato e Regione. In particolare per quanto riguarda le politiche di bilancio, sostiene l'assessore, per le quali «bisogna generare istituti normativi capaci di indirizzare la sovranità delle assemblee legislative verso obiettivi coerenti, per sviluppare l'efficienza ed un adeguato livello di qualità sociale. Il quadro normativo», continua D'Amico, «pur nel rispetto della sovranità delle Assemblee, deve "prevenire" politiche dispersive, orientate prevalentemente alla spesa». Proprio quelle politiche che hanno determinato «il commissariamento delle regioni "meno virtuose" e la riduzione» della sovranità delle Assemblee.
È evidente il riferimento alla prima lettera, quella indirizzata al Consiglio abruzzese, e alle polemiche sullo stravolgimento in Commissione della legge Omnibus e sull'emendamento da 16 milioni di euro per interventi a pioggia nei Comuni.
Queste pratiche poco virtuose, sostiene l'assessore, determinano un «costo della poltica strutturale che riduce gravemente le potenzialità di sviluppo». Per questo va trovata «con urgenza» una «soluzione istituzionale, normativa e gestionale».
In definitiva D'Amico chiede di avere gli strumenti di legge per trasformare in prassi istituzionale quelle che nella lettera al Consiglio regionale erano proposte, suggerimenti, sollecitazioni.