Un tavolo di trattativa locale in cambio della rinuncia - a Milano - allo sciopero nazionale di domani di tram, bus e metrò (dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 alla fine del servizio). È questa la proposta che ieri Atm ha fatto arrivare sul tavolo del sindacato milanese. La stessa offerta venne fatta da Atm al sindacato nell'inverno del 2003. Anche allora i tranvieri scioperavano per il rinnovo del contratto di categoria. In sostanza, Atm era pronta ad anticipare almeno in parte i soldi ai tranvieri milanesi. Non se ne fece nulla: dopo una raffica di scioperi selvaggi, si arrivò, sì, a un accordo locale, ma sotto forma di integrazione di quanto pattuito a Roma.
Per il momento il sindacato esclude il rischio di uno sciopero selvaggio senza il rispetto delle fasce di garanzia: l'agitazione di venerdì è la terza per il rinnovo del contratto, mentre nel 2003 la situazione precipitò dopo una decina di scioperi. La proposta di un accordo territoriale trova sostenitori anche nel centrosinistra. «Milano non è Catanzaro - dice Sandro Miano, candidato al consiglio comunale per l'Ulivo -. È ora di avviare, a titolo sperimentale, un accordo locale».
Ma l'idea piace poco alla Fit Cisl e ancor meno alla Filt Cgil. «Questa lettera sembra fatta apposta per esacerbare gli animi, non vorrei che il Comune volesse presentare una città ingovernabile alla scadenza elettorale», commenta Dario Balotta, segretario generale della Fit Cisl lombarda. «Stupisce che Atm, a sole 24 ore dallo sciopero, rinnovi richieste già sapendo che non potranno essere accolte in quanto oggetto di una vertenza nazionale», dice Nino Cortorillo, segretario generale della Fit Cisl di Milano.
Sul fronte delle relazioni industriali, da segnalare l'accordo mancato, in extremis, sul monitoraggio del mercato del lavoro. Ieri in Assolombarda tutto era pronto per la firma. All'ultimo, il segretario generale della Cgil di Milano, Onorio Rosati, non si è presentato. «Motivi personali», recita il comunicato congiunto. Ma nel sindacato c'è chi interpreta l'appuntamento saltato come uno strascico delle polemiche seguite al primo maggio. La minoranza cigiellina vicina a Rifondazione sarebbe contraria alla firma. E, in vista del confronto al direttivo del prossimo 22 maggio, Rosati avrebbe preferito non mettere nuova legna al fuoco del confronto interno