PESCARA. «Operazione verità». E' la richiesta fatta dal diessino Augusto Di Stanislao al suo collega di partito, l'assessore al bilancio Giovanni D'Amico. Una esortazione per capire il vero stato dei conti della Regione e perchè il Consiglio con un provvediemnto "Omnibus" non può permettersi di deliberare 20 milioni di euro, una somma in fondo modesta, destinata a Comuni e associazioni. «In realtà», sospira Di Stanislao, «ci troviamo ad amministrare le briciole. Il centrodestra ha mandato l'Abruzzo in bancarotta». Alla richiesta di spiegazioni D'Amico risponde.
Assessore D'Amico lei in questi giorni è al centro di aspre polemiche, da destra e da sinistra. La Casa delle libertà chiede le sue dimissioni; buona parte del centrosinistra le rimprovera l'assenza in Consiglio e, soprattutto, il fatto che lei veste i panni del rigore e ad altri riserva quelli di spendaccioni. E' pronto per questa "Operazione verità"?
«L'"Operazione verità", è quella fatta dal Consiglio regionale quando ha approvato il piano di risanamento sottoscritto con il Governo. Siamo vincolati. Siamo una Regione, con altre sei, commissariata ed obbligata a rispettare il piano di risanamento dei conti della sanità. Questa la verità».
Possiamo sintetizzare qual'è lo stato economico dell'Abruzzo?
«Il piano di rientro approvato dal Consiglio regionale e siglato con il Governo nazionale prevede il pareggio progressivo per i debiti della sanità al 2009 per una cifra di 2 miliardi e 400 milioni di euro. Nel 2006 le entrate della Regione sono state di 2 miliardi 550 milioni, mi sembra evidente che rimane poco per il resto. Dice bene Augusto Di Stanislao quando lamenta che rimangono le briciole per altri settori. Per questo il presidente della giunta Del Turco ha preso l'impegno di cercare al Governo nazionale, risorse aggiuntive a sostegno di investimenti da fare in Abruzzo».
Mettiamo il caso che il Consiglio regionale, volti le spalle ai propositi di rigore e di non tener conto dei paletti finanziari. Allora cosa accadrà?
«Attualmente il piano di risanamento prevede che le aliquote fiscali sono dedicate tutte alla manovra anti-deficit della sanità. Se non dovessimo rispettare gli obiettivi di rientro dovremmo ulteriormente ritoccare le aliquote fino al pareggio. Ma questa è una ipotesi impraticabile».
Lei esclude ritocchi di Irpef e Irap?
«E' impossibile prevedere un loro aumento. Un rialzo provocherebbe una recessione dell'economia regionale. Lo ripeto siamo vincolati ad un percorso di rigore economico non solo dal governo nazionale ma anche dalla forza dei conti. Non possiamo rischiare di mettere in crisi l'economia regionale».
Il centrodestra chiede le sue dimissioni, cosa replica?
«Dico che stiamo riparando a un guasto profondo prodotto negli anni del governo di centrodestra. Dalle loro politiche sulla sanità. La Casa delle Libertà in Abruzzo è stata abbondantemente giudicata dai cittadini per il disastro prodotto. Il centrosinistra dovrebbe riflettere su questo».
Assessore, dal centrosinistra la rimproverano di non essere andato in Consiglio, proprio mentre si discutevano provvedimenti economici che tra l'altro lei ha contestato. La sua assenza è stata calcolata?
«Non sono andato in Consiglio perchè il provvedimento che l'Aula stava approvando stravolgeva la proposta di legge della giunta. Mi sono assentato perchè avrei dovuto votare o contro il Consiglio, o contro la giunta».