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Pescara, 02/12/2020
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Data: 18/05/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Bianchi, ministro (a sorpresa) dei Trasporti: «Alt a Ponte di Messina e liberalizzazioni»

Roma.-Il professore è impreparato. Scrolla la lunga chioma bianca e lo ammette: «Studierò». Del resto, la specialità di Alessandro Bianchi, 61 anni, neoministro dei Trasporti, fino a ieri rettore dell'Università di Reggio Calabria, è l'urbanistica, Il suo esordio ieri tra gli altri ministri ha prodotto lo stesso effetto dell'ingresso di nuovi concorrenti all'interno di un «reality» già avviato: «Ma chi è?». Lui, candidato non eletto alle politiche di aprile nella lista Pdci-Verdi, non fa mistero delle sue idee. Per capirsi, riferendosi a Bush dice «quel bel figuro che guida il nuovo impero del mondo». Delle liberalizzazioni nei servizi pubblici poi, pensa il peggio possibile.
Ministro nel giro di poche ore. Che effetto fa?«Sono frastornato. Due telefonate ieri per sondare la mia disponibilità e oggi sono qua».
Ai Trasporti...«Sono urbanista: città e paesaggi hanno a che fare con i trasporti. Certo mi piacerebbe avere le deleghe alle "aree urbane"».
Lo sa che avrà poche risorse?«Perciò non vanno sprecate facendo il Ponte sullo Stretto. Meglio trasformare la società attribuendole il compito di curare interventi sull'area dello Stretto. Del resto il programma esclude quel ponte».
Ma non esclude la Tav.«Non so. Valuteremo".
Lei in Calabria ha combattuto gli ecomostri come «una delle più forti deturpazioni del territorio. E' ambientalista? «Sono territorialista: è nel Dna di un urbanista non devastare gli ambienti».
Quindi niente Alta Velocità al Sud? «Non ne so abbastanza».
Avrà una percezione di quel che serve al Paese? «Sì, in Italia manca l'intermodalità: i vari sistemi di trasporto devono fare rete. A partire dalle "autostrade del mare" che sono la vera grande idea di questi anni».
Sì, ma al Sud che farebbe? «Ho una cultura intrisa di meridionalismo. Qualsiasi intervento sul territorio deve partire dal Mezzogiorno che si trova ancora in uno stato di isolamento ottocentesco».
Nel programma dell'Unione ci sono le liberalizzazioni. Come le giudica? «Non sono particolarmente propenso, non le considero un bene in sè. Anzi. Nel caso dei servizi pubblici, ad esempio, non dovrebbe mai mancare la gestione pubblica». E i privati? «Sono benvenuti contributi. Ma le svendite, gli appalti all'esterno non mi piacciono».
Come vede la fusione tra Autostrade e la spagnola Abertis? «Ne ho letto solo sui giornali. Credo che le scelte sulle infrastrutture fondamentali non vadano lasciate a operatori privati che decidono sulla base di valutazioni di carattere aziendale. Sono beni dei cittadini».
Le grandi aziende pubbliche come Anas e Fs battono cassa, chiedono pedaggi o tariffe più alte. «Difficile digerire simili richieste quando i servizi resi non sono all'altezza. Prenda le Fs: ci sono tratte che vengono curate, altre, al Sud, sono abbandonate. E il fatto che c'è meno utenza è solo una scusa».
Intanto l'utenza del trasporto aereo reclama più voli low cost. Questo però danneggia Alitalia. Come se ne esce? «Le low cost vanno bene: allargano l'offerta e abbassano i prezzi. Quanto al settore, serve un controllo pubblico per non ripetere gli errori della Gran Bretagna».
Come giudica il management di Fs, Alitalia, Anas? «Non saprei. In linea generale non condivido chi gestisce accentrando i poteri. Certe aziende non si dominano a colpi di decisionismo».

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