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Pescara, 15/05/2026
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Data: 12/08/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bianchi: «Non svendiamo l'Alitalia». Il ministro dei Trasporti: ben vengano nuovi pretendenti. Resta pesante la situazione finanziaria della compagnia

In corsa almeno sei cordate. Prato lavora alla revisione del piano industriale

ROMA Il tempo questa volta non sarà galantuomo, sta lavorando contro perchè per ogni giorno che passa la compagnia lascia sulle piste due milioni di euro. Perdite pesantissime che si vanno ad aggiungere a quelle accumulate in almeno tre lustri e che l'hanno portata sulla soglia del fallimento. Attenzione però: Alitalia non per questo è in svendita. Parola del ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, partito ieri per un periodo di vacanza in Norvegia dove non dovrà inseguire bagagli smarriti e tenere in linea di volo (almeno a parole) aviolinee che rischiano di fare crash da un giorno all'altro. Ha ribadito il ministro: «Vogliamo vendere a buone condizioni. E ci fa piacere che ci siano nuovi pretendenti all'acquisto di Alitalia. Mi risulta peraltro che ci sia un reiterato interesse da parte di chi ha partecipato alla gara. No, non vogliamo svendere. Non lo abbiamo fatto nella gara precedente, non lo faremo neanche in questa occasione». Magari sono stati gli aspiranti compratori a tirarsi indietro, comunque...Stop e decollo per Oslo.
Nomi non ne ha fatti, il titolare dei Trasporti, ma le "allusioni" sono abbastanza chiare. I «reiterati interessi» sono ascrivibili a coloro che avevano già partecipato alla gara, i «nuovi pretendenti» sono coloro che sono entrati nella cordata italo-straniera, il cui "portavoce" è Antonio Baldassarre, ex presidente della Consulta e della Rai. La "manifestazione di interesse" è stata presentata nei giorni scorsi al dicastero del Tesoro: c'è disponibilità ad acquistare l'intero pacchetto di Alitalia. Al momento dunque i concorrenti, più o meno ufficiali, sono una mezza dozzina: il gruppo Baldassarre, Airone di Carlo Toto, il fondo americano Matlin-Patterson e poi, ma ben mimetizzati, Air France, Lufthansa, Aeroflot. Ovvio, non tutti sono animati dalle stesse aspirazioni e dagli stessi obiettivi. Lo hanno capito bene i mercati che nei giorni scorsi hanno mandato il titolo in altalena, tanto da spingere la Procura di Roma ad aprire un'indagine con la collaborazione della Consob.
Maurizio Prato, neo presidente della compagnia, ha due esigenze, chiudere in fretta la privatizzazione e chiudere al meglio. Andando ad individuare il partner che offre le migliori garanzie per poi "presentarlo" al Tesoro. Al top manager, via XX Settembre, ha affidato i pieni poteri, quelli che non aveva avuto il "traghettatore" Berardino Libonati. Si andrà a trattativa privata perchè l'ipotesi di una nuova gara è praticamente inesistente. Prato ha già visto i sindacati e Carlo Toto. Nuovi incontri avrà nei prossimi giorni e con le organizzazioni sindacali e con emissari della varie cordate. Nel frattempo sta affinando il piano industriale messo a punto da Giancarlo Schisano e che avrebbe dovuto essere presentato alla fine dello scorso mese. Le dimissioni di Libonati hanno bloccato il passaggio, ma c'è l'impegno di Prato a varare il documento nella riunione del Cda del 30 agosto. Ma è soprattutto la situazione di bilancio a non far dormire l'uomo: l'indebitamento al 30 giugno di quest'anno era di 1.034 milioni di euro; la liquidità di 613 milioni. Numeri più o meno analoghi a quelli di maggio, ma è il trend a preoccupare: una sorta di encefalogramma piatto che non fa immaginare un incoraggiante risveglio alla vita. Il neo presidente sta lavorando con oggettiva alacrità: lo vedono entrare al sesto piano del quartier generale della Magliana di buon mattino e lo rivedono uscire a sera. Frugale colazione consumata in ufficio e frequenti confronti con i più stretti collaboratori. Niente ferie, almeno sino a settembre inoltrato quando l'Alitalia avrà trovato un acquirente. Forse.

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