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Pescara, 17/01/2022
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Data: 11/09/2016
Testata giornalistica: Il Messaggero
Aca, la vittoria di D’Alfonso. Nuova governance, spallata a Di Baldassarre grazie ai voti dei sindaci di destra. L’amministratore unico rinuncia al mandato bis, si andrà alla nomina del cda

Una sfida all’ultimo voto. E alla fine, a salire sul ring da vincitore è stato il governatore Luciano D’Alfonso, grande sostenitore del cambio di governance all’Aca, che chiuso in una saletta riservata, in costante contatto con i suoi, ha seguito ieri tutte le fasi dell’assemblea della spa pubblica che gestisce il ciclo idrico nel Pescarese. Non passa la linea dei 21 sindaci che hanno entrato di evitare, con la conferma dell’ad uscente Vincenzo Di Baldassarre, il ritorno a un cda e all’inevitabile lottizzazione delle cariche, un salto nel buio pericolo per l’azienda, che attualmente si trova in fase di concordato preventivo con i creditori. Alla conta decisiva, si è capito che molti sindaci di area centrodestra, a partire dal montesilvanese Francesco Maragno e dai colleghi di Penne, San Giovanni, Miglianico, Vicoli, hanno appoggiato la linea del governatore, e che la parte di Pd più fredda con D’Alfonso non è riuscita ad aggregare consenso trasversale.
LE CONSEGUENZE A questo punto Di Baldassarre ha annunciato l’indisponibilità per un mandato bis, unica soluzione per congelare il procedimento di selezione della nuova governance. Mossa che ha spianato la strada al blitz del sindaco di Francavilla Antonio Luciani, che ha proposto il rinvio dell’assemblea per la scelta di un nuovo consiglio di amministrazione in sostituzione dell’amministratore delegato. Che in base alle regole del codice civile, decade immediatamente. Quella che si apre è una fase di grande incertezza. Senza una guida con pieni poteri, la spa in regime concordatario sarà temporaneamente amministrata dal collegio dei revisori dei conti,ma potrebbe non onorare gli impegni previsti dal concordato ed altre scadenze. Un rischio che i sostenitori della svolta a ogni costo sono disposti evidentemente a correre.Nonla pensa così il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, tra i principali azionisti, che insieme ad altri 20 colleghi parla di esito «vergognoso e irresponsabile, oltre che palesemente contra legem. Purtroppo una certa politica, di sinistra e in parte anche di centrodestra non muore, vorace di poltrone. Contro la spartizione delle poltrone continueremoa opporci senza tregua». Immediate le conseguenze politiche. A Montesilvano sei consiglieri di maggioranza, Di Pasquale, D’Aventura, Di Blasio, Silli, Pompei, Di Felice, condannano la scelta di Maragno e lo diffidano dal sostenere nomine sponsorizzate dal Pd. Un preavviso di crisi, insomma. «Torna il partito dell’acqua - tuona invece Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista -. Il presidente della Regione, travalicando completamente i suoi compiti e il suo ruolo, ha in queste settimane esercitato una pressione indebita e usato tutti i mezzi a sua disposizione per condizionare l’orientamento dei sindaci».

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