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Data: 15/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Fisco, accertata un'evasione per 5,4 miliardi. Nei primi sette mesi dell'anno l'incremento è stato del 58%. Telecom-Gnutti il caso più clamoroso

Crescono anche le somme effettivamente riscosse dall'Agenzia delle entrate

ROMA. Nei primi sette mesi di quest'anno l'Agenzia delle entrate ha individuato 5 miliardi e quattrocento milioni di imposte non pagate, evasione fiscale insomma. E' il 58% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Attenzione, sono cifre che non hanno niente a che vedere con le maggiori entrate che sono andate a confluire nel cosiddetto tesoretto.
Anche perché in quel caso si parlava di nuove entrate stabili, non estemporanee come quelle che vengono dagli accertamenti fiscali.
Tanto per avere un elemento che aiuti a capire, un miliardo e 600 milioni dei 5,4 complessivi vengono da un unico episodio di evasione fiscale, quello legato ai soci Bell, ovvero alla cessione a Marco Tronchetti Provera, nel 2001, del pacchetto di azioni di controllo di Telecom.
Un altro dato positivo fornito dalla Agenzia delle entrate riguarda la riscossione. Perché un conto è accertare l'evasione, un altro riuscire a far pagare il dovuto. Anche qui le notizie sono più che buone.
La crescita degli incassi è del 17,7% rispetto ai primi sette mesi dello scorso anno con un valore assoluto delle somme incassate che passa da 936 milioni a 1 miliardo e 102 milioni. I versamenti diretti aumentano del 17,9% (da 612 a 722 milioni), l'incasso dei ruoli è aumentato del 17,2% (da 324 a 380 milioni).
In grandissima crescita (+44%) gli accertamenti tributari che hanno riguardato le imposte dirette, l'Irap e l'Iva. Al 31 luglio di quest'anno erano stati 259mila 981 contro i 180mila 338 al luglio 2006. Le verifiche sono aumentate del 27% (da 6mila 223 a 7mila 895). Calano, invece, gli accessi per controllo degli obblighi fiscali (-6%). Lo scorso anno nei primi sette mesi ne furono fatti 85mila 189, quest'anno sono stati 80mila 455. Ma qui c'è una diversa strategia dell'Agenzia delle entrate che ha abbassato l'obiettivo degli accessi del 2007.
Al netto della mega evasione della Bell (600 milioni di imposte a cui si somma un miliardo di multa) l'incremento delle cifre accertate sarebbe stato del 12%. Ma quella vicenda è per certi versi emblematica rispetto al fenomeno dell'evasione fiscale. «Da dove vengono i soldi degli accertamenti fiscali sull'evasione? - si chiede Orazio Licandro, responsabile Organizzazione del Pdci - Non certo dai lavoratori dipendenti che sono tassati alla fonte. Su questo punto ancora una volta registriamo il silenzio di Luca di Montezemolo. Che strano, il presidente di Confindustria che esterna continuamente questa volta tace».
La vicenda di Bell risale al 2001 quando il 22,5% del pacchetto di controllo di Telecom passò dalla Bell del finanziere bresciano Emilio Gnutti alla cordata Pirelli-Benetton. I soci di Bell furono remunerati con 2 miliardi di euro, ma le tasse su quella transazione non furono mai pagate allo Stato italiano. Ragione? Emilio Gnutti aveva residenza fiscale nella Città del Lussemburgo. Ma la Guardia di Finanza era convinta che la Bell fosse a tutti gli effetti una società italiana non assoggettabile alla legislazione fiscale lussemburghese e che, quindi, andassero pagate le tasse sulla transazione: 600 milioni di euro più la multa di un miliardo.
La Bell sei anni fa era controllata dalla Hopa Spa e nel libro dei soci c'erano Gpp International Sa (controllata al 100% da Hopa), Oak Found, Financiere Gazzoni Frascara, Finsthal, Tellus, Pietel, Autel, Ettore, Fausto e Tiberio Lonati, Interbanca, Banca Popolare Veneta, Chase Manhattan International, Bc com, Montepaschi e Unipol. E la Gp Finanziaria Sa dello stesso Emilio Gnutti che nel 2002 sanò la sua quota di evasione avvalendosi del condono fiscale targato Tremonti.
Ora per gli altri soci arriva il momento della chiamata del Fisco, con quel miliardo e 600 milioni da pagare.

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