La Resistenza, il lavoro intellettuale, poi la guida dei metalmeccanici Fiom. Il cordoglio di Napolitano
ROMA.Se ne va, ad un anno esatto dall'incidente che il 23 agosto del 2006 lo aveva costretto al ricovero in gravi condizioni, il leader storico della Cgil, Bruno Trentin. Cinquanta anni nel sindacato, Trentin è stato il protagonista della stagione delle riforme, prima firmando l'intesa che aboliva la scala mobile, poi l'accordo del 93 sulla politica dei redditi fortemente voluta dall'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi. Nella Cgil era entrato nel 1949 e ne era diventato segretario nel 1988 dopo la contrastata leadership di Pizzinato. La guida dell'organizzazione la abbandonò invece nel 1994, passando il testimone a Cofferati.
Lo fece dopo essere stato riconfermato alla carica dalla Cgil, nonostante le dimissioni presentate dopo aver firmato il sofferto accordo con il governo Amato che mandò in soffitta la scala mobile e bloccò la contrattazione decentrata. Quella non era la linea della Cgil e Trentin firmò solo per evitare una drammatica crisi di governo. Una vita divisa tra politica e sindacato, Trentin aveva militato nel Partito d'azione durante la resistenza e poi nel Pci, come deputato. Carica che lasciò nel 1966, ancor prima che il sindacato stabilisse l'incompatibilità tra l'attività sindacale e le cariche politiche. Figlio di Silvio - giurista antifascista che all'avvento di Mussolini emigrò in Francia dove Bruno nacque nel 1926 - Trentin si laureò a Padova in giurisprudenza con Norberto Bobbio e poi si specializzò ad Harvard. Nel 1949 cominciò a lavorare nell'ufficio studi della Cgil e ne diventatò responsabile alla fine degli anni cinquanta. Nel 1962, quando Lama lasciò la segreteria generale della Fiom, la potente categoria dei metalmeccanici, gli successe Trentin che restò nell'organizzazione fino alla fine degli anni '70 quando passò invece alla Cgil, di cui diventò segretario generale nel 1988. Restò alla guida del più grande sindacato per cinque anni e sette mesi: anni in cui evitò alla Cgil possibili scissioni dopo il crollo del Muro di Berlino. Nel luglio del '92 si dimise dopo aver firmato il l'accordo con il governo Amato che aboliva la scala mobile, ma il Consiglio Generale della Cgil, però, lo riconfermò. Nel luglio del '93 firmo' poi l'accordo con il governo Ciampi sulla politica dei redditi e gli assetti contrattuali: il suo «riscatto» rispetto all'intesa del '92. Nel '94 avvenne il passaggio del testimone a Sergio Cofferati ma Trentin restò in Cgil come responsabile dell'Ufficio di Programma.
Il leader storico della Cgil era caduto durante una gita in bicicletta su una ciclabile in Austria, ad una quindicina di chilometri dal confine con l'Italia. Le sue condizioni apparvero subito gravi. La morte è arrivata ieri per una polmonite legata al grave trauma cranico subito un anno fa. Di lui l'attuale segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ricorda la «lezione di grande rigore morale, coerenza ed autonomia» e candida la sua figura a «punto di riferimento per le nuove generazioni». Per il presidente Napolitano con Trentin è scomparso «un grande protagonista delle battaglie del mondo del lavoro, del processo di autonomia e di unità del sindacato».